Farmaci e terapie

Influenza: siamo a novembre, ma l’incidenza è come quella di gennaio

L’infezione è già ad alti livelli, i più colpiti sono i bimbi da 0 a 5 anni. Ancora troppo pochi sono coloro che hanno scelto di vaccinarsi. Sono questi i dati diffusi dalla Società italiana di medicina generale e delle cure primarie

L’influenza è in anticipo ma la campagna vaccinale procede a rilento

L’influenza è già arrivata quest’anno, ma la campagna vaccinale va a rilento. È questo il monito lanciato dai medici di famiglia in occasione del 39° Congresso della Società italiana di medicina generale e delle cure primarie (Simg) in corso a Firenze.

Insomma, siamo solo a fine novembre, ma il livello della malattia è quello di gennaio. I casi riscontrati dai dottori sono numerosi: in particolare ad essere colpiti sono i bambini e i giovani. E, a quanto pare, affrontare l’influenza quest’anno non sarà proprio una passeggiata.

I dati dell’influenza a novembre 2022

“I primi segnali – afferma Alessandro Rossi, responsabile dell’area malattie infettive della Simg, in una nota della Società - ci portano a supporre con ragionevolezza che sarà un’epidemia impegnativa: i numeri attuali infatti mostrano che siamo già sul livello della fase avanzata dell’epidemia influenzale dello scorso anno”.

Secondo i dati diffusi dai medici di medicina generale, il tasso d’incidenza dell’influenza nelle prime settimane di novembre è salito al 6,6 per mille abitanti, con picchi del 19,6 per mille nella popolazione pediatrica da 0 a 5 anni. È proprio quest’ultima infatti la fascia d’età più colpita e che fa da diffusore dell’infezione.

“Oggi siamo a un livello di incidenza che solitamente si riscontra intorno alla prima settimana di gennaio: - evidenzia il prof. Paolo Bonanni, componente del gruppo Vaccini e politiche vaccinali della Società italiana d’igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (S.it.i) - siamo in anticipo di quasi due mesi. Questo non significa che si debba avere un andamento simile a quello che si avrebbe a gennaio, ma è comunque un motivo di allarme e rappresenta un invito a procedere con le vaccinazioni quanto prima”.

Le vaccinazioni antinfluenzali sono ancora troppo poche

In questa prima fase, sottolinea Bonanni, è stata riscontrato lentezza nelle adesioni alla campagna vaccinale.

“Eppure – sostiene - le previsioni per l’influenza non lasciano ben sperare: non solo la curva epidemica ha già iniziato a salire in maniera importante, ma a causa della limitata circolazione negli ultimi due anni la diffusione potrebbe essere superiore rispetto agli anni pre-pandemici, mentre l’abbandono delle misure di distanziamento potrebbe favorire la diffusione di tutte le infezioni alle vie respiratorie, come influenza, COVID-19, virus respiratorio sinciziale”.

L’obiettivo, secondo Alessandro Rossi, è puntare soprattutto alla protezione della popolazione fragile attraverso la vaccinazione agli ultrasessantacinquenni, a coloro che sono affetti da co-morbosità e ai soggetti immunocompromessi.

“Dobbiamo attrezzare gli ambulatori, – aggiunge Rossi - somministrare i vaccini in maniera appropriata e superare le esitazioni. Il nostro ruolo di figure che raccolgono la fiducia dei pazienti ci carica della responsabilità di far capire alle persone che si tratta di un presidio di sanità pubblica e di salute individuale contemporaneamente. Dobbiamo impegnarci da adesso alle prossime settimane, cogliendo anche l’occasione per proporre le co-somministrazioni: il vaccino antinfluenzale, infatti, può fare da driver per la dose booster contro il COVID-19 e per altre coperture contro infezioni virali o batteriche dalle gravi conseguenze come pneumococco o Herpes Zoster, che rappresentano una minaccia per la popolazione fragile”.

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