Fenomeno Emma, tutti in fila per lei

Teatro esaurito a ogni replica. Iniziative collaterali prese d’assalto da spettatori di ogni età. Applausi a scena aperta e tanta, ma davvero tanta, commozione. Il successo che Roma ha decretato alla monografia su Emma Dante apertasi al Valle l’8 gennaio, e giunta ormai alle battute conclusive, è un dato su cui riflettere. Probabilmente neppure gli organizzatori si aspettavano una risposta così calda. E invece questa geniale artista siciliana, reduce dalla prestigiosa esperienza della regia scaligera della Carmen, è diventata il caso teatrale del momento. Perché? La risposta è più semplice di quanto si possa immaginare e va cercata «dentro» il suo stesso teatro. Un teatro che, come dimostra lo straordinario spettacolo Le pulle in scena fino a domenica, tocca il cuore del nostro essere uomini, scortica i nostri dolori più profondi, scandaglia le ragioni più vere del nostro esistere, richiamandoci a quel senso di pietà e compassione che echeggia di mitologie e di riti antichi. La portata emotiva di questa scrittura teatrale - scrittura di corpi prima ancora che di parole - è universale: viene dal Sud, dalla Sicilia, dalla famiglia, dal lutto, dalle lacerazioni sociali di Palermo ma non si ferma lì. Risuona, anzi, dentro ciascun spettatore investendolo di una responsabilità intima e personale: quella di credere in ciò che vede e sente, quella di aderire alla straziante confessione delle cinque ambigue creature che svelano se stesse ne Le pulle (tra picchi grotteschi, ricordi dolorosi e caparbio desiderio di sognare) o di farsi carico dell’illusione di una madre che nega la morte del figlio in Vita mia. La scena è molto spesso vuota ma basta poco (tende mobili, panche, abiti da sposa, lenzuola, letti) perché diventi ogni angolo sperduto dell’anima, ogni luogo possibile di patibolo. Tanto più che il vuoto non è mai insensato, complici gli splendidi attori con cui la Dante lavora da anni (citiamo almeno Ersilia Lombardo, Manuela Lo Sicco, Carmine Maringola): virtuosi del gesto, della danza, della parola, del silenzio, che la bella mostra fotografica di Giuseppe Di Stefano «L’occhio complice», allestita nel foyer del Valle, immortala in tutta la loro energia. L’ultimo appuntamento è fissato per lunedì e si tratta della presentazione dello studio Acquasanta. Ma i biglietti sono già andati a ruba!
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