Il gip: «Cafasso ucciso perché sapeva troppo»

Oggi, durante l’interrogatorio di garanzia nel carcere di Bari, dovrà difendendersi dall’accusa più grave, quella di aver ucciso il pusher suo confidente Gianguerino Cafasso con un mix letale di droga perché sapeva troppo del video-ricatto a Piero Marrazzo. Ma il carabiniere Nicola Testini dovrà rendere conto anche di altro, anche se continua a proclamarsi innocente. Di essersi occupato della preparazione del blitz del 3 luglio in via Gradoli, al quale non partecipò in prima persona perché era in ferie, e di una serie di rapine, perquisizioni illegali ed episodi di spaccio. Una vera e propria associazione a delinquere, accusa che infatti viene contestata anche agli altri due carabinieri indagati, Carlo Tagliente e Luciano Simeone. Talvolta la droga l’avrebbe utilizzata per piazzarla nell’auto di qualcuno che voleva incastrare. Reati gravi, che Testini secondo il gip Renato Laviola avrebbe commesso tra il 2004 e il 2009 «con allarmante spregiuticatezza in un contesto di illiceità meritevole di ulteriori approfondimenti». Anche all’interno dell’Arma, visto che nell’ordinanza il giudice scrive che i carabinieri erano a conoscenza delle abitudini dell’ex governatore dal 2008. C’è una relazione di servizio risalente ad un anno prima che scoppiasse lo scandalo.
Il gip Laviola si sofferma anche su Marrazzo definendo «inattendibili» le sue dichiarazioni sui soldi dati al trans Natalie. L’ex presidente della Regione sostenne di essere stato derubato di 3mila euro dai militari durante il blitz in casa del trans. Ma per il giudice la somma corretta è di 5mila euro. La versione fornita dall’ex governatore, e smentita dalle indagini, «verosimilmente si spiega con la difficoltà di giustificare la consegna di una somma così rilevante quale corrispettivo di normali prestazioni sessuali». «L’importo - si legge nel provvedimento - doveva servire, come accaduto in altre circostanze, per acquistare un quantitativo di droga».
Nel provvedimento il gip spiega perché Testini avrebbe maturato la decisione di eliminare Cafasso dopo la fallita trattativa di vendere il video a due giornaliste di Libero. L’affare non era andato in porto e il pusher era diventato una persona «che sapeva troppo e inaffidabile». Tra lui e Testini, tra l’altro, nell’ultimo periodo erano insorti dei contrasti. Un omicidio premeditato, quello di Cafasso. Fu Testini in persona, secondo il gip, a cedere gratis la droga letale a Cafasso la notte dell’11 settembre 2009 durante un incontro a Saxa Rubra alla presenza del trans Jennifer. Sempre Jennifer, poco più tardi, chiamò allarmata il maresciallo per dirgli che Cafasso dopo aver assunto lo stupefacente aveva cominciato a star male. Testini tranquillizzò il viado suggerendogli di «chiamare un’ambulanza».

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