Sarà perché il primo non dice mai cose interessanti e il secondo condivisibili, ma non ci perdiamo neppure un’uscita di Massimo D’Alema e Matteo Renzi. Se solo il centrodestra ne avesse due così, sarebbe allo sfascio.
Comunque. I due, che sono un po’ i Salvini e Vannacci della sinistra, dopo un rapporto personale caratterizzato da profonda ostilità e da uno dei duelli più egotici della storia dei partiti politici, hanno deciso di rincontrarsi - due ex premier che non ne fanno uno intero - il 2 dicembre al teatro di Fiesole per la presentazione del nuovo libro di D’Alema. E c’è venuto in mente quando, nel 2016, a una festa dell’Unità, Renzi ironizzò sul libro di D’Alema Un paese normale, sostenendo che glielo avesse scritto Claudio Velardi, e Massimo avesse messo la firma.
Ma a dirla tutta ci ricordiamo anche di quando D’Alema rinfacciava a Renzi di “danneggiare il Pd rinnegando il nostro passato” e Renzi attaccava D’Alema dicendo che “i leader del passato non ruberanno il nostro futuro”.
Solo il campo largo è più litigioso di loro.
Mah. Passa il tempo e il rottamatore continua a rottamare e il manovratore a manovrare. Il primo ormai ha l’arroganza del secondo e il secondo l’antipatia del primo. L’unica cosa che li accomuna è il talento di stare all’opposizione.
Beh, dai. Sarà bello rivederli insieme. Di solito se metti due politici di sinistra su un palco ottieni due opinioni diverse. A meno che siano Renzi e D’Alema. In quel caso sono tre.
