Noi, fin da quella volta che, inviato da Santoro a fare un servizio sui campi rom, fece coprire con dei lenzuoli tutte le macchine di grossa cilindrata, abbiamo sempre nutrito una grande stima - per il rigore professionale e la statura umana - nei confronti di Sandro Ruotolo. Uno la cui unica bravura è essere di sinistra. E infatti tendiamo a seguire ogni sua dichiarazione, in particolare da quando - ecco un altro uscito dalla scuola quadri del Partito finanziata dalla Rai - entrò in politica. E infatti ieri non ci siamo persi il discorso che da europarlamentare del Pd ha tenuto a Strasburgo sui fatti di Ceuta. Dove, con l’aria grave dei personaggi austeri, militanti severi - barba vera e finto saggio -, vergognandosi per come erano stati chiamati dalla stampa i migranti di Ceuta, ha detto: “Ho sentito parole terribili: clandestini, invasori e marocchini”.
Ora, noi capiamo che adesso bisogna stare attenti a usare certe parole. Ma se uno entra in uno Stato senza passaporto è “clandestino”. Se l’ingresso illegale è di massa tecnicamente è un “invasore”. E se proviene dal Marocco, come lo devo chiamare? A meno che, con un retropensiero razzista, tu non stia insinuando - caro Ruotolo - che “marocchino” sia un insulto.
E questo sarebbe il ministro degli Interni in pectore del centrosinistra? È meno pericoloso Salvini.
Parlare a ruotola libera. Entrare in politica per il ruotolo della cuffia. Essere l’ultima ruotola del Carro largo.
Mah. È proprio vero che anche a sinistra, a volte, il senso di umanità va a ruotoli.
