Avendo studiato otto anni in un collegio cattolico di queste cose un po’ ce ne intendiamo. La povertà è un lusso che neppure i preti possono permettersi. E comunque, il Signore nei Vangeli dice: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi». Ma non specifica che non puoi farlo in Tesla.
«Ma-cosa-c’entra-questo-adesso!».
E no: c’entra eccome. Perché in verità, in verità vi dico che non riusciamo a capire le polemiche che hanno investito (il
verbo purtroppo è quello...) don Guido Gallese, ribattezzato «monsignor Tesla», del quale ieri il Papa ha accolto la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Alessandria. Le tensioni infatti erano diventate insostenibili dopo che i fedeli (che saranno fedeli ma anche pettegoli) lo hanno accusato di essere troppo sensibile ai beni terreni: è appassionato di surf, ha uno scooter (usato) e, appunto - un vero peccato mortale per i puri che si nutrono della persecuzione degli impuri - una Tesla!
In caritate pauper est dives..., Beati pauperes spiritu... «Non potete servire Dio, Mammona e Elon Musk». Tutto vero, va bene. Ma noi ne preferiamo un’altra. «Per apprezzare meglio la povertà devi essertela prima lasciata alle spalle». Che è nostra.
Non ce la facciamo più a sentire parlare di povertà, rinunce e sacrifici quelli che non li hanno mai vissuti. E poi, sinceramente: ma sono anni che ci sorbiamo ben due Fratoianni in Tesla, dobbiamo lamentarci adesso di un monsignore?
