“Prima di iniziare a scrivere, ti prego: promettimi di non usare la squallida battuta Un dribbling alla coerenza: promettimelo!”. “Ok, va bene. Una ruleta alla inclusività, però sì, dai...”.
E insomma, fra un dribbling e una ruleta, ieri una famosa calciatrice spagnola, Esther González Rodríguez, orgogliosamente lesbica, sposata con una donna e mamma - un triplete - ha firmato il suo ultimo contratto da professionista; cosa che si merita perché è una quotata attaccante della nazionale con un passato tra Atlético Madrid, Levante, Real Madrid e il Gotham di New York. Bene.
Ma non benissimo. Perché la nuova squadra è l’Al-Qadsiah Saudi Women’s Football Club dell’Arabia Saudita, Paese in cui l’omosessualità è criminalizzata. E così Esther ha dovuto, obtorto collo del piede (“Questa è pessima”) cancellare da Instagram tutte le foto in atteggiamenti intimi con la sua compagna. Non si sa mai...
Quello che si sa invece è lo choc che la cosa ha provocato alla comunità LGBTQIA+ e al mondo del calcio femminile, da sempre molto attento - quando gli avversari sono facili - all’inclusione e ai diritti delle donne; un po’ distratto quando l’avversario è ostico. E non stiamo parlando di calcio.
Comunque. Come è noto là i gay possono essere condannati a pene detentive o a quella capitale. E da qui la domanda sarcastica di tanti tifosi: “Cosa si è disposti a fare per i soldi?”.
Anche se quella giusta, ma tragica, sarebbe: “Cosa si è costretti a fare per la vita?”.
