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Giù la maschera

Tolleranza (e coerenza) zero

Aspettiamo ancora di capire qual è invece il riflesso della sinistra. La legittimazione della delinquenza?

Se la vecchia Fiamma arde di tutti i colori dell'arcobaleno

In un Paese in cui ormai la cosa antifascista più credibile è rimasta la pastasciutta, tendiamo a non perderci neppure un intervento di quegli intellettuali partiti dal Movimento sociale e arrivati alla Stampa, il quotidiano di Askatasuna. Non c’è nulla di più borghese del lusso di potersi dichiarare antiborghesi.

E insomma ieri abbiamo letto il pezzo “Deriva autoritaria, riflesso della destra” di Flavia Perina - la Bocchino del Pd, una costretta a rinnegare da grande tutte le virtù per cui ha combattuto da piccola - in cui rinfaccia al governo Meloni di rispondere ai problemi sociali della piazza con misure autoritarie e poliziesche. Un “riflesso d’ordine” tipico della destra, per lei.

Forse ha ragione l’ex direttrice del Secolo d’Italia, oggi fiancheggiatrice dei maranza. Ma aspettiamo ancora di capire qual è invece il riflesso della sinistra. La legittimazione della delinquenza? Puntare sulla psicologia invece che sull’ordine pubblico? Più Feltrinelli, meno manganelli?

La Perina che adesso si straccia l’orbace per la stretta autoritaria della destra è sprecata nel giornalismo. Dovrebbe fare politica. Con Fini.

Insomma, prima dicono che il governo non fa nulla per arginare i disordini e urlano “Meloni intervenga!”, poi quando il governo interviene, allora sta militarizzando le città e urlano “Meloni fai qualcosa!”.

Ci sono intellettuali per i quali la coerenza ha lo stesso valore della fedeltà. Zero.

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