Il rifugio sicuro per eccellenza, non tanto per il mercato, quanto per le famiglie. Questo è il ruolo che la casa ha sempre giocato nella cultura italiana, la cassaforte in cui intere generazioni hanno riversato i frutti del proprio lavoro. Oggi però la situazione è cambiata e la casa è diventata un bene di lusso, inaccessibile ai più, anche solo in affitto.
È per questo che nella nuova manovra di bilancio la casa è tornata a essere il campo gravitazionale delle scelte economiche del governo.
La novità più importante, parlando proprio di affitti, sono le tasse ridotte, finquasi a sfiorare lo zero. La manovra attuale dimezza la cedolare secca sulle locazioni per i canoni concordati, che scende dal 10% al 5% come regola generale, ma fino all’1% per tutti gli inquilini under 35. Si tratta di un’azione duplice che punta a dare una scossa al mercato immobiliare che ormai respinge dalle grandi città una fetta sempre più consistente della popolazione, rispondendo alle richieste degli studenti e dei pensionati che manifestano in piazza chiedendo un affitto accessibile. Si tratta, inoltre, di un risparmio significativo per i proprietari: oggi gli affitti turistici sono tassati al 21%, il 5% è sicuramente molto più conveniente, per non parlare dell’1%, tutte informazioni che rendono l’opzione di offrire un affitto concordato di colpo più interessante rispetto a gestire un Airbnb.
Come aveva spiegato Giorgia Meloni in conferenza stampa, «converrà molto affittare a canone calmierato ad un giovane piuttosto che affittare a un prezzo di mercato o piuttosto che tenere la casa sfitta, non utilizzata o magari affittata in nero». Secondo l’Uppi (Unione piccoli proprietari immobiliari) «l’aliquota dell’1% per i contratti concordati con conduttori fino a 35 anni è un incentivo concreto per favorire l’autonomia abitativa delle nuove generazioni. È la dimostrazione che le politiche per la casa possono conciliare gli interessi dei proprietari con quelli di chi cerca un’abitazione».
Inoltre, sempre parlando di cedolare secca, a partire dal 2027 questa viene portata al 21% anche per gli immobili commerciali.
Nella manovra trovano poi conferma i bonus edilizi per la casa. Il bonus ristrutturazione, per cui era inizialmente previsto un taglio delle aliquote al 36% per la prima casa a partire dal primo gennaio 2027, è invece stato prorogato con le attuali detrazioni: ovvero 50% sulla prima casa e 36% per la seconda casa e gli immobili diversi dall’abitazione principale.
Ancora in bilico la direzione che prenderà l’Ecobonus. Per ora sembra che l’aliquota rimarrà al 50% per la prima casa, mentre il piano di alzarlo al 65% dipenderà dal via libera di Bruxelles per l’attivazione della Nec (la clausola di salvaguardia nazionale), che permetterebbe di aumentare i margini di spesa attuali.
Scongiurato lo spettro della riduzione, il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha anche tracciato il perimetro delle proroghe per il prossimo anno, confermando anche il bonus mobili ed elettrodomestici, che dovrebbe rimanere del valore di 5 mila euro.
La casa si inserisce così in una manovra da circa 26 miliardi di euro, che punta a sostenere il potere d’acquisto delle famiglie, dai tagli fiscali al ceto medio agli interventi per la natalità, passando per il rafforzamento della sanità.
In questo quadro, gli incentivi immobiliari giocano una doppia partita: da una parte alleggerire il costo dei lavori per chi possiede un’abitazione, dall’altra provare ad ampliare l’offerta di affitti accessibili. La sfida sarà trasformare le agevolazioni in un aiuto concreto per chi una casa la cerca.
