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Auto, targhe a tutta creatività. Gli italiani possono scatenarsi

Con 600 euro facilità di scegliere i numeri e le lettere

Targa gatto Milano

Molto dipenderà da come ci saremo svegliati quella mattina: se l’amante ci avrà lasciati, sarà ADD10, se la ginecologa ci avrà appena annunciato una gravidanza, M4MM4M14, se il conto in banca sarà in rosso, P4G4T0... Perché la libertà di espressione è bellissima, ma quella di esprimersi in motorizzazione, a quanto pare, costa seicento euro.

L’Italia è pronta a compiere un passo decisivo verso la libertà individuale: scegliere cosa farsi scrivere sul retro della macchina.

La manovra apre alle targhe personalizzate, dal 2028, al prezzo di 600 euro per le auto e 360 per le moto. Cinquecento euro andrebbero al Poligrafico dello Stato, cento al ministero.

La targa ordinaria, invece, costa poche decine di euro: il privilegio di essere se stessi, evidentemente, non è compreso nella versione base. Oggi le targhe italiane seguono la formula due lettere, tre numeri, due lettere: AB 123 CD. La novità permetterebbe di scegliere una combinazione alfanumerica, nei limiti che saranno stabiliti, evitando sequenze offensive o ambigue. Il Codice della strada contemplava già la possibilità di richiedere combinazioni specifiche, ma mancavano le norme attuative.

Ci sono voluti anni per capire che l’italiano non vuole soltanto un’automobile: vuole un’automobile che parli di lui. La premier Giorgia Meloni scommette sulla creatività nazionale. E qui il rischio è serio. Ce lo immaginiamo, il repertorio: VIP 001, per chi considera il codice della strada un suggerimento rivolto agli inferiori, BOSS 007, per il piccolo imprenditore che telefona dal Suv dicendo «sono in riunione». LOVE 777, per il romantico che ha confuso la vita sentimentale con una slot machine. Il patriota sceglierà ITA 1946, il palestrato ABS 101, il commercialista IVA 2027. Qualcuno vorrà apparire ricco, qualcuno intelligente: quest’ultimo, per prudenza, farà scrivere GENIO, così non dovrà dimostrarlo. Il principio, in ogni caso, è già meraviglioso. Per secoli l’uomo ha cercato di distinguersi attraverso le opere, il pensiero, il coraggio. Ora può cominciare dal portellone. In America, dove l’automobile è una seconda personalità con i finestrini elettrici, le targhe personalizzate esistono da tempo: si sceglie la sequenza e, in molti Stati, perfino lo sfondo, pagando una tariffa annuale e sottoponendosi al controllo delle autorità.

In Germania si possono selezionare lettere e numeri dopo il codice della città, spendendo pochi euro. Il Belgio vende fino a otto caratteri per circa mille euro.

Il Regno Unito mette all’asta le combinazioni più ambite: persino la vanità, se ben amministrata, può diventare un investimento.

Francia e Spagna, più sobrie, non consentono di inventarsi la targa. Negli Emirati, invece, una cifra sola può costare milioni: lì il potere non ha bisogno di presentazioni, gli basta un numero. Noi ci collochiamo nel mezzo, con la consueta eleganza: vogliamo il modello americano, ma al prezzo di un piccolo finanziamento. E soprattutto vogliamo che la nostra unicità sia riconosciuta dagli altri automobilisti, possibilmente mentre li sorpassiamo. Perché la targa personalizzata è l’ultima frontiera di un Paese in cui tutti pretendono di essere eccezioni, anche quando sono incolonnati in tangenziale. Ma cosa speriamo di ottenere, il rispetto? L’invidia? Un’occhiata al semaforo? Dopo aver pagato seicento euro per dichiarare al mondo chi siamo, scopriremo che il mondo continua a guardarci soltanto quando non mettiamo la freccia. E sarà una lezione severa: puoi scegliere le lettere, i numeri, la tua piccola immortalità metallica. Ma non puoi scegliere chi ti sta davanti. L’identità è un diritto. In Italia, come sempre, è anche un optional.

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