L’Europa prova a muoversi in modo coordinato sul caro energia, come chiede da tempo l’Italia, mentre a Roma la manovra entra nella fase decisiva. L’Ecofin di Lussemburgo ieri ha deciso di approfondire a livello tecnico l’ipotesi di un contributo sui profitti straordinari delle società energetiche. I funzionari dei Ventisette lavoreranno in parallelo al gruppo di lavoro della Commissione. Il dossier era stato sollecitato da sei Paesi, tra cui Italia, Germania e Spagna, ma resta aperto: la Francia ha sollevato dubbi sul metodo, i frugali sono contrari e il commissario Valdis Dombrovskis ha ricordato che la materia è di competenza nazionale. Tra i nodi c’è anche la disponibilità dei dati per misurare i guadagni legati allo shock dei prezzi.
Il senso della posizione italiana non è aggiungere un prelievo, ma evitare che ogni capitale si muova per conto proprio. Una cornice comune impedirebbe che a pagare siano solo gli operatori di alcuni Paesi, con effetti sulla concorrenza nel mercato unico. Ed è soprattutto un tassello di un ragionamento più ampio: trovare le risorse per proteggere famiglie e imprese senza mettere a rischio la tenuta dei conti. L’altro tassello, quello su cui il Tesoro punta di più, è la flessibilità già prevista dalle regole. Del resto anche Bruxelles chiede che gli aiuti siano mirati alle fasce più vulnerabili: risorse e margini servono a interventi selettivi, non a sussidi a pioggia.
Il tema delle risorse si intreccia con la manovra, attesa in Parlamento entro il 20 ottobre. Tra i capitoli da definire c’è la partecipazione di banche e assicurazioni: al Tesoro si è ragionato su 2-3 miliardi, ma per Matteo Salvini «potremmo anche essere più ambiziosi e aspettarci almeno 5 miliardi» di contributo «volontario, gioioso e spontaneo». Non una tassa, ma la «partecipazione delle banche» alla crescita del Paese, da ottenere «con un confronto positivo e costruttivo», «senza mettere una norma». Con utili attesi a «50 miliardi», per il vicepremier si tratta di «una cifra assolutamente sostenibile e rispettosa». Sulla posizione di Forza Italia, «c’è un tavolo di centrodestra e spero ci arriveremo di comune accordo».
Sul fronte dei conti la partita si gioca sulla Nec, la clausola di salvaguardia nazionale. Giovedì la Commissione ha dato parere positivo alla richiesta italiana per energia e difesa, giudicandola compatibile con la sostenibilità dei conti nel medio termine. Per l’energia gli orientamenti di Bruxelles prevedono un margine dello 0,3% del Pil l’anno, lo 0,6% cumulato, dentro il tetto complessivo dell’1,5%. Ed è proprio lì, fanno sapere dal Mef, che si sta ragionando per rispondere al peso dell’inflazione sui bilanci. Roma non chiede di riscrivere il sentiero di spesa netta né nuovo deficit, ma di tenere conto del caro prezzi all’interno della clausola già approvata. L’ipotesi è una lettura più ampia di ciò che vi rientra, a partire dai maggiori costi che l’inflazione scarica su acquisti pubblici e sostegni, senza toccare i margini fissati. Una strada che non urta il monito di Dombrovskis contro «nuove forme di flessibilità» e che il commissario si è impegnato a esaminare «più a fondo». Con l’inverno alle porte, ha avvertito , le pressioni sui prezzi potrebbero continuare: il tema dei margini resterà sul tavolo.
Per quanto riguarda i carburanti, Eni ha tagliato di altri 2 centesimi il prezzo consigliato del gasolio ai distributori, che scende da 2,21 a 2,19 euro al litro, lo stesso livello del primo price cap reso noto il 25 settembre. Il tetto ufficiale resta fissato a 2,25 euro.
Che la questione energetica pesi sull’economia reale lo confermano i dati Istat. Ad agosto la produzione industriale cede l’1,3% su luglio, complice la pausa estiva, e resta invariata su base annua. Cresce solo l’energia, mentre i beni di consumo segnano -4,4% sull’anno: un motivo in più per accelerare sugli strumenti europei.
