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Governo

Giorgetti: “L’Italia cresce più del previsto, il sistema Paese ne uscirà ancora più forte”

Il ministro dell’Economia all’assemblea di Federtrasporto: Pil 2026 rivisto all’1% nonostante la “zavorra” dell’energia. Sul tavolo con Bruxelles la proposta italiana per adeguare le regole di bilancio all’inflazione energetica. E sul Pnrr: “Sempre meno cantieri e sempre più asset”

Il Ministro Giancarlo Giorgetti in collegamento, Federstrasporto, Assemblea Pubblica L’industria che muove l’Italia, Centro congressi Confindustria. Mercoledì 7 Ottobre. News (Photo by Valentina Stefanelli/Lapresse) Minister Giancarlo Giorgetti in connection, Federstrasporto, Public Assembly: "The Industry That Moves Italy," Confindustria Congress Center. Wednesday, October 7. News (Photo by Valentina Stefanelli/Lapresse)

Una crescita più robusta delle attese, conti pubblici in ordine e un piano di investimenti che comincia a produrre effetti concreti sull’economia reale. È il quadro tracciato dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenuto in videocollegamento all’assemblea nazionale di Federtrasporto, in corso a Roma. Un intervento che rivendica la solidità dei fondamentali italiani in un anno segnato da forti tensioni internazionali, a partire dalla crisi di Hormuz e dalle sue ricadute sui costi dell’energia.

Pil rivisto al rialzo nonostante il caro energia

Il dato di partenza è quello della crescita. «Per il 2026 abbiamo previsto una crescita dell’1%, 0,4 punti in più rispetto alla stima di aprile, un incremento che sarebbe stato ancora maggiore se non avessimo avuto una zavorra di maggiori costi dell’energia, che noi stimiamo nel 2027 possano incidere per non meno dello 0,2% del Pil», ha spiegato il titolare di via XX Settembre. Una stima che, ha tenuto a precisare, non è soltanto del governo: «Abbiamo stimato, lo ha fatto anche l’Istat non semplicemente noi, la crescita del 1%». Per Giorgetti si tratta di «dati che testimoniano ancora una volta i fondamentali solidi dell’economia italiana». Un risultato che assume ancora più valore alla luce del contesto: «Se teniamo presente tutti gli elementi di complessità di questo anno, è ancora più sorprendente» l’andamento del Pil, che ha consentito di rivedere addirittura al rialzo le previsioni originarie.

Accise e autotrasporto, lo scudo del governo

Il ministro ha poi rivendicato le misure adottate per proteggere famiglie e imprese dallo shock energetico. «Gli interventi che abbiamo messo in campo in questi mesi, dal taglio delle accise al sostegno dell’autotrasporto, hanno cercato di prevenire o almeno attutire il ciclo vizioso» innescato dalla crisi di Hormuz. «È stato un massiccio quanto doveroso impiego di risorse pubbliche», ha aggiunto. Giorgetti ha inoltre accolto positivamente il contributo arrivato dal mondo produttivo: «Nelle settimane più recenti alcune iniziative sono state assunte anche dalle imprese nel campo dell’energia e delle compagnie petrolifere. Il governo le valuta con favore e monitorerà gli effetti».

Conti in ordine, un segnale ai mercati

Accanto al sostegno all’economia, la linea resta quella del rigore. «La tenuta dei conti pubblici significa anche sicurezza del Paese perché, osservando quello che accade nei mercati finanziari internazionali sappiamo perfettamente quanto sia importante mandare segnali di serietà», ha sottolineato il ministro, ribadendo la scelta di prudenza che ha caratterizzato la gestione del bilancio in questi anni.

La proposta italiana a Bruxelles

Proprio la credibilità conquistata sul fronte dei conti è, per Giorgetti, la carta da giocare nel confronto con l’Europa. «Il lavoro non è finito e in questa fase passa anche dal confronto con la Commissione su come calcolare i parametri di bilancio, tenendo conto dell’impatto dell’inflazione legata ai beni energetici», ha spiegato. «Lo dico questo perché l’Italia ha avanzato una proposta, posto il problema di riflettere come la dinamica della spesa, che è il nuovo target, e riteniamo non sia possibile considerarlo semplicemente sull’inflazione programmata, al 2,8%. Bensì quella calcolabile oggi». Una richiesta che il governo ritiene pienamente fondata: «Noi, partendo dal principio che abbiamo dimostrato di essere in questi anni addirittura più rigorosi nel rispettare le regole di bilancio europeo, riteniamo che questi legittimi a porre il tema, ovviamente insieme ad altri Paesi, di come queste regole devono essere in qualche modo adattate alla realtà odierna». Nessuna messa in discussione del Patto, però: «Non mettiamo in discussione l’impianto generale, dobbiamo considerare i fattori rilevanti che in qualche modo condizionano la realtà di oggi».

Pnrr, non solo le «buche di Keynes»

Ampio spazio anche al Piano nazionale di ripresa e resilienza, che secondo il ministro sta mostrando i suoi effetti. «Per anni si è parlato degli investimenti del Pnrr come se fossero semplicemente le mitiche buche di Keynes, ovvero opere il cui beneficio sarebbe stato essenzialmente quello legato agli effetti di attivazione economica derivanti dalla loro costruzione. In realtà, quando si realizza, ad esempio, una ferrovia, l’impatto non si limita certo alla sua realizzazione, ma si estende a beneficio per l’intera filiera che utilizzerà l’infrastruttura». Ed è proprio quanto sta accadendo: «Stiamo assistendo anche a questa dinamica: 62 miliardi di interventi sul sistema ferroviario, sui porti, sulla digitalizzazione della logistica sono sempre meno cantieri e sempre più asset».

«Il sistema Italia ne uscirà più forte»

In chiusura, un messaggio di fiducia rivolto al mondo dei trasporti e all’intero Paese. «Ciascuno di noi vive questa fase naturalmente con grande ansia e preoccupazione, ma dobbiamo mettercela tutta e il sistema Italia ne uscirà ancora più forte».

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