Roma Insomma state tutti tranquilli, nessun cambio di rotta, assicura Giorgia Meloni, «non c’è proprio nulla di strano» se il ministro delle Infrastrutture e vicepresidente del Consiglio incontra a Milano 150 imprenditori italiani che lavorano con Mosca. E poco importa se alla riunione c’era pure l’ambasciatore russo Aleksej Paramanov. «I rapporti diplomatici non sono chiusi».
Circoscrivere. Minimizzare. Questo il mantra della premier quando in serata scende in sala stampa per illustrare gli ultimi provvedimenti del governo. Alla sua sinistra siede Matteo Salvini, che con la sua iniziativa ha rischiato provocare più di qualche imbarazzo e una potenziale crepa nella maggioranza sulla politica estera. Dalla Farnesina si sottolinea il rischio che i russi sfruttino questa apertura e ne «aumentino la risonanza». Secondo Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, «sarebbe meglio non illudere Putin con delle ambiguità». Così, prima che la questione si ingigantisca e sfugga al controllo, la Meloni prova a chiudere il caso sul nascere. La linea dell’esecutivo su Kiev, spiega, è limpida e non è mai cambiata: stiamo con l’Ucraina e la sosteniamo. «Se l’Italia vuole avere un ruolo internazionale è importante che continui ad avere una posizione chiara. E questo non è mai venuto meno. Le costanti provocazioni di Mosca sono una manifestazione di nervosismo». Tutto ciò, precisa, non c’entra nulla con la riunione incriminata organizzata da Salvini. Palazzo Chigi non era informato ma non ce n’era bisogno. «Nasceva come un incontro con le aziende che lavorano in Russia ed è la cosa più naturale del mondo anche perché non è mai intervenuto un divieto assoluto di svolgere attività in quel Paese». Nulla di particolarmente strano anche nella presenza dell’ambasciatore Paramanov. «La delegazione diplomatica di Mosca è regolarmente accreditata». Del resto, prosegue la presidente del Consiglio, nonostante tutto le relazioni tra le due Nazioni sono ancora in piedi.
«Ricordo che noi abbiamo al ministero degli Esteri un tavolo permanente convocato da due anni sulle imprese che operano in Russia perché, come sapete, ci sono delle sanzioni che colpiscono alcuni determinati settori». Noi, conclude la Meloni, «chiaramente seguiamo le aziende del sistema Italia in qualunque contesto, in qualunque difficoltà». E se «la Farnesina o il vicepremier Salvini vuole organizzare un’iniziativa, per palazzo Chigi non ci sono problemi».
