Incassato il colpo, per la Procura di Milano è il tempo dell’attesa. Nonostante l’amarezza per la liberazione di Youssef Siher, il ricorso per rimetterlo in carcere non è scontato come sembrava in un primo momento. I pm, infatti, oggi come ieri sono convinti che quel fermo fosse necessario, non solo per evitare che il trentenne fuggisse, ma anche per scongiurare violenze e per consentire anche ai manifestanti pacifici come è avvenuto infatti a Milano di sfilare in corteo in modo sereno sabato 24 ottobre. Ma adesso sembra il tempo della ponderazione. Ci sono, peraltro, dieci giorni di tempo. Nonostante l’evidente differenza di vedute sul caso, nei corridoi della procura viene ribadita la «stima» nei confronti della magistrata, ritenuta una professionista «seria e preparata», al di là della sottoscrizione dell’appello per Gaza, peraltro firmato dalla stessa pm. Peserebbe, inoltre, più che il timore di una nuova «sconfitta» davanti al tribunale del Riesame, dove ci sono tre giudici invece che uno solo, la preoccupazione di un nuovo polverone mediatico. E anche di nuovi attacchi. In tanti anche solo a difesa della categoria - non hanno apprezzato le prese di posizione della politica. A Palazzo di Giustizia si respira anche sconcerto per il livello di minacce e offese riscontrato sul web nei confronti della giudice Tiziana Landoni che ha scarcerato il trentenne. I vertici del tribunale sui social hanno individuato alcune frasi minatorie da inviare alla Prefettura per eventualmente metterle a disposizione «strumenti di protezione». Sempre ieri, è scoppiata una nuova polemica al Csm, in relazione alla richiesta di apertura di una pratica a tutela della gip: è stata firmata dai membri togati (ad eccezione degli appartenenti a Magistratura indipendente) e di tre consiglieri laici. Critico sullo strumento il membro laico Enrico Aimi: a suo dire mancherebbe «il presupposto di un grave turbamento dello svolgimento delle funzioni giudiziarie. Sul caso Siher è intervenuto il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che si è detto «sorpreso» dal provvedimento. «La motivazione della Procura della Repubblica di Milano, che è di grandissima professionalità», sulla richiesta di convalida del fermo e di custodia in carcere era «ben motivata e argomentata. Per cui vedere che sia stata respinta in toto è stato motivo di sorpresa. Spero che questo non alimenti ulteriori conflitti tra politica e magistratura». Ancora: «È vero che molto spesso noi politici siamo critici verso le sentenze ma è vero anche che molto spessi i giudici sono critici verso le leggi. Allora è un po’ improprio che siano loro a lamentarsi quando noi critichiamo i loro provvedimenti, poi siano loro, che dovrebbero solo applicare le leggi, a criticarle in modo anche violento quando non gli piacciono». Il vicepremier Matteo Salvini rimarca: «Non so quanto un giudice pro Pal possa essere mentalmente libero nel valutare uno che è accusato di istigazione a delinquere con finalità terroristiche su tematiche legate anche all’islamismo radicale». Intanto negli uffici della Procura continuano le riunioni, con l’Antiterrorismo, la Postale e la Digos, per individuare le reti di contatti di Siher, che anche da libero resta indagato - come sua moglie - per istigazione a delinquere e violenza. Ritenuto figura emergente dei Giovani palestinesi, con legami con esponenti di vari mondi dell’antagonismo, sono al vaglio i suoi contatti con altre «realtà di movimento»: anche queste erano le destinatarie, si legge negli atti, dell’invio di un’email con le indicazioni per il corteo del 24 ottobre.

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