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Governo

La tirannia privata che minaccia le donne libere

Colpire una donna in quanto tale significa soffocare la sua libertà di scegliere

Finale Ligure, molestata dai compagni nei bagni della scuola

Dobbiamo avere il coraggio di dire chiaramente che la difesa della persona non può esistere senza il rispetto della sua unicità. Per chi crede nei valori liberali, lo Stato ha un compito fondamentale: proteggere il cittadino da ogni forma di violenza e coercizione che impedisca di vivere secondo la propria volontà. In quest’ottica, il femminicidio e la violenza di genere rappresentano dei veri e propri attacchi all’autonomia della donna.

Colpire una donna in quanto tale significa soffocare la sua libertà di scegliere: il diritto di lavorare, di decidere come vestirsi, di inseguire una carriera o, semplicemente, di mettere fine a una relazione. Ancora troppi casi di cronaca testimoniano come siamo costretti a confrontarci con una subcultura della sopraffazione. È quella che possiamo definire una “tirannia privata”: se il pensiero liberale è nato per abbattere ogni potere assoluto, oggi deve essere altrettanto fermo nel condannare chi si crede “sovrano” della vita altrui.

Quando un uomo uccide perché non accetta l’autodeterminazione della propria compagna, esercita un potere d’imperio che la nostra società non può tollerare. Riconoscere la specificità del femminicidio non significa creare “vittime privilegiate”, ma sanzionare con la massima severità chi vuole imporre il proprio dominio personale su un altro essere umano. L’introduzione di una fattispecie autonoma per il femminicidio è una vittoria piena della libertà. Il fatto che il Parlamento abbia approvato queste norme all’unanimità dimostra una grande maturità politica: è stata la piena riscossa della cultura del rispetto, che ha saputo superare le divisioni di partito. Su questo fronte, per la dignità e la libertà di ogni donna, non si può e non si deve fare alcun passo indietro.

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