«Tutti quelli che avranno la possibilità di contribuire in questo momento, contribuiranno». Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, risponde così, a margine dell’audizione sul Documento programmatico di finanza pubblica davanti alle commissioni Bilancio, a chi gli chiede se banche, assicurazioni e società energetiche saranno chiamate a dare una mano alla legge di Bilancio. Una manovra la cui composizione, spiega, «sarà definita alla luce del completamento della procedura europea» sulla clausola di salvaguardia nazionale, che attende il via libera formale del Consiglio dopo la raccomandazione adottata dalla Commissione l’8 ottobre. Da qui anche l’incertezza sui tempi: «Cercheremo di arrivare entro il 20 ottobre, però questa vicenda oggettivamente condiziona, potrebbe andare oltre», perché «vorrei presentare una legge di bilancio che abbia dei contenuti finiti». In base alla risposta di Bruxelles, comunque, il governo ha pronti «un piano B, un piano C e un piano D».
Sul tavolo con Bruxelles c’è anche la possibilità di usare la clausola sull’energia a favore delle famiglie. «Vorremmo che ci sia la possibilità di utilizzare la Nec anche per andare incontro alle esigenze delle famiglie che hanno avuto questo tipo di shock», ha detto il ministro, avvertendo che «se in Europa dicono no, non c’è problema, le famiglie sopportino, ecco secondo me è una scelta sbagliata».
Due misure sono già certe. L’iperammortamento «sarà non solo prorogato ma anche rafforzato» perché, «una volta che l’Europa ci ha fatto archiviare Transizione 4.0», è ritenuto «il più potente strumento per promuovere gli investimenti». E andrà avanti la flat tax al 5% sui rinnovi contrattuali, che «ha avuto un grande successo» e che il governo continuerà «ad alimentare», convinto che «soltanto mettendo insieme le forze» di imprese e Stato si può rispondere all’«emergenza salariale».
Giorgetti ha poi rivendicato la linea della prudenza. «Una cosa potete contestare al governo, soprattutto l’opposizione, ma non che gonfiamo i numeri. Non sono mai venuto qua a raccontarvi Pil o numeri di fantasia», ha detto, aggiungendo che «questo profilo di serietà che abbiamo maturato sui mercati e nelle sedi internazionali io continuo a difenderlo perché davanti alla tempesta va difeso». Al netto della clausola, ha ricordato, il deficit resterebbe «stabilmente al di sotto del 3% del Pil lungo l’intero orizzonte di previsione», condizione che, con un disavanzo sotto soglia nel 2026, consentirebbe «la chiusura della procedura per deficit eccessivo».
Una lettura condivisa dalla Banca d’Italia. Per Andrea Brandolini, capo del dipartimento Economia e statistica, «in un contesto internazionale segnato da grande instabilità, l’economia italiana, come quella europea, ha mostrato una tenuta superiore alle attese»: il Pil, stimato in crescita dell’1% quest’anno, «dovrebbe continuare a espandersi nella seconda parte dell’anno e nei prossimi anni», pur a ritmi frenati dal caro energia e dai costi di finanziamento. Medio Oriente, tensioni geopolitiche e mercati, anche per gli sviluppi legati all’intelligenza artificiale, restano «rilevanti fonti di rischio» e il debito elevato è «un fattore di vulnerabilità», ma il Paese può «fare leva sulla prudenza degli ultimi anni». Via Nazionale segnala però un’«asimmetria» nelle regole Ue: la clausola evita l’apertura di una procedura se il deficit sfora il 3% solo per l’uso dei margini concessi, ma nulla di analogo è previsto per chi deve uscirne. Così un disavanzo programmatico sopra il 3% nel 2027-28 «potrebbe avere riflessi sull’uscita dalla Procedura».
L’Ufficio parlamentare di bilancio ha validato il quadro macroeconomico, invitando però a vigilare sui conti di fine anno, perché anche scostamenti limitati potrebbero compromettere l’uscita dalla procedura. Per la presidente Lilia Cavallari la manovra «non ha altri margini oltre alla clausola nazionale di salvaguardia per le spese per la difesa e l’energia», 14,4 miliardi l’anno nel 2027 e 2028. La Corte dei conti stima oltre 20 miliardi di interessi in più nel triennio, con un’incidenza sul Pil al 4,6% nel 2028-2029. L’Istat, infine, fotografa l’emergenza salariale: le retribuzioni contrattuali crescono del 2,5% nel 2026, contro un’inflazione acquisita al 3% a settembre, mentre nel secondo trimestre le retribuzioni reali erano ancora inferiori del 9,4% rispetto a inizio 2021.
