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Governo

Manovra prudente ma ambiziosa: prenotata l’uscita dalla procedura

Ventinove miliardi di flessibilità in due anni per energia e Difesa. Ma gli occhi restano puntati sull’inflazione

Manovra, dalla commissione all'entrata in vigore. Cosa succede adesso

Quasi ventinove miliardi di spazio di bilancio in due anni per Difesa ed energia, senza rinunciare al percorso di consolidamento dei conti pubblici. È la scommessa contenuta nelle 143 pagine del nuovo Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), inviato nella notte tra sabato e domenica alle Camere, insieme alla relazione con cui il governo chiede l’autorizzazione allo scostamento.Una scommessa che porta con sé un obiettivo ancora più ambizioso: creare le condizioni per chiudere, già con i conti del 2026, la procedura europea per disavanzo eccessivo. Il meccanismo passa dalla clausola di salvaguardia nazionale prevista dalle regole Ue. Il governo chiede, infatti, di poter aumentare l’aggregato della spesa netta di 0,6 punti di Pil sia nel 2027, sia nel 2028. In termini assoluti, circa 14 miliardi l’anno, per un totale di 28 miliardi nel biennio. La flessibilità sarebbe utilizzata per 0,3 punti di Pil l’anno per la difesa e per altri 0,3 punti per l’energia.Il risultato è un profilo della spesa netta più espansivo: la crescita passa all’1,6% previsto per il 2026 al 3,3% nel 2027, per poi scendere all’1,7% nel 2028 e allo 0,2% nel 2029. Ma il governo tiene a sottolineare un secondo aspetto: al di là della salvaguardia, la spesa netta crescerebbe dell’1,9% nel 2027, dell’1,7% nel 2028 e dell’1,5% nel 2029, rimanendo entro i limiti europei.Quindi l’Italia aumenta la spesa in alcuni capitoli considerati prioritari, ma lo fa sfruttando uno spazio riconosciuto dalle regole europee e senza presentare, una deviazione dal percorso di rientro.La partita più delicata resta quella del debito. Il Dpfp prevede che il rapporto debito/Pil salga al 138,4% nel 2026, soprattutto a causa dei crediti d’imposta legati ai Superbonus ereditati dal governo Conte, atteso al massimo proprio quest’anno.Dal 2027 dovrebbe invece iniziare la discesa e rafforzarsi il saldo primario (al 2,5% del Pil nel 2029).Il governo legge questi numeri come un possibile punto di svolta anche nei rapporti con Bruxelles. Se gli andamenti dei conti saranno confermati dalle previsioni di primavera esistono le condizioni per l’abrogazione della procedura per disavanzo. Uno scenario che l’esecutivo considera raggiungibile. A rafforzare questa lettura c’è anche l’assenza di una necessità di correzione per il 2027. Nel 2028 e nel 2029, al contrario, potrebbero aprirsi spazi per un bilancio più espansivo. Rientra in questo contesto la missiva inviata dalla premier alla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen per chiedere maggiore flessibilità, visto lo choc dell’inflazione. Lettera che per ora ha raccolto la reazione fredda di Bruxelles.Non mancano tuttavia i rischi. «Monitoro giorno per giorno, l’approccio deve essere un attimo più prudente rispetto alle misure che sono state annunciate o riportate nelle ultime settimane» ha avvertito il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Non a caso, il Dpfp mette in conto uno scenario meno favorevole nel quale un andamento peggiore dei prezzi energetici potrebbe ridurre la crescita del Pil di 0,2 punti nel 2027 e di 0,1 punti nel 2028. A questo si aggiunge il rischio finanziario che potrebbe sottrarre 0,1 punti di crescita nel 2027 e 0,2 punti nel 2028 e nel 2029. Insomma, l’equilibrio in cui si muove la prossima manovra, che vedrà la luce entro il 20 ottobre con l’ok del Cdm, è stretto. «Spingere la crescita e allo stesso tempo non dimenticare il sociale. Dobbiamo essere attenti a ottimizzare le risorse» aggiunge Maurizio Casasco, responsabile del dipartimento economico di FI.



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