Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 12:14
Governo

Manovra, spunta il condono edilizio. Scuola e pensioni, battaglia di Salvini

Il numero uno di Intesa Sanpaolo Messina promuove il governo sui conti pubblici e Fdi apprezza. Il segretario della Fabi Sileoni teme che il prelievo sul credito pesi sul contratto dei bancari e si riversi sui clienti

Matteo Salvini, ministro delle infrastrutture e dei trasporti, durante la conferenza stampa di apertura di Eicma, l�esposizione internazionale delle due ruote, presso la Fiera a Milano, 3 novembre 2026. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI (npk)

Il condono edilizio torna a bussare alla porta della manovra. Con l’avvio della stagione degli emendamenti alla Camera, Fratelli d’Italia è pronta a chiedere la riapertura dei termini della sanatoria del 2003, alla quale la Campania non poté accedere per l’opposizione dell’allora governatore Antonio Bassolino. La proposta, condivisa da Forza Italia, verrebbe estesa alle piccole difformità nel resto del Paese, dalla finestra spostata alle incongruenze catastali. Non è il primo tentativo: un anno fa il tema si tradusse in un ordine del giorno che impegnava il governo a intervenire «nel primo provvedimento utile», mentre a gennaio gli emendamenti al Milleproroghe furono giudicati inammissibili. Stavolta i veicoli possibili sono tre: un emendamento di FdI, uno dei relatori o uno del governo.

Sul versante previdenziale è Matteo Salvini a rilanciare. Il leader della Lega chiede che il fondo da 850 milioni l’anno per l’uscita anticipata serva «per arrivare a quota 64», precisando che sarà «una scelta per chi vorrà», e invita gli alleati a rispettare «la priorità della Lega, che è il superamento della legge Fornero». Sui tagli alla scuola il vicepremier lamenta un difetto di informazione: «Io non ne sapevo niente e sono segretario del partito» che esprime il ministro dell’Economia. Nel pomeriggio fonti del Carroccio hanno fatto sapere che «tecnici e parlamentari della Lega sono al lavoro per individuare le risorse necessarie a evitare i tagli ipotizzati agli organici del mondo della scuola», senza escludere un ulteriore contributo delle banche. A stretto giro la risposta di Marco Osnato (FdI), presidente della commissione Finanze della Camera, che a Un Giorno da Pecora su Radio1 promuove la manovra con un «sette più» e lascia aperta la porta ad «aggiustamenti da fare sui temi previdenziali», magari in Parlamento. Quanto ai patti, «noi li rispettiamo, nel farlo non c’era da chiedere più di quello che si ha avuto».

Resta il nodo del credito, chiamato dalla manovra a un contributo di 5,8 miliardi insieme al resto del settore finanziario. L’ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ricorda che «l’anno scorso avevamo preso un accordo per un contributo triennale da parte del settore bancario» e che in nove mesi il gruppo ha versato 5 miliardi di imposte, ma riconosce che «la presidente Meloni e Giorgetti hanno fatto davvero un ottimo lavoro», con un debito pubblico «sostenibile per il futuro». Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, invita invece l’esecutivo a «fermarsi e valutare le conseguenze di un ulteriore inasprimento della tassazione sulle banche», che metterebbe in difficoltà il rinnovo del contratto dei 260mila bancari e potrebbe ricadere sulla clientela «con un aumento di commissioni che nessuno potrebbe fermare».

Commenti