Non è solo la prima vera mossa elettorale in vista delle prossime elezioni, ma anche un test per sondare il terreno di gioco e capire di qui ai prossimi mesi quale sarà la risposta dell’elettorato. Quello di centrodestra, compreso il fronte che potrebbe seguire Roberto Vannacci, e quello di centrosinistra, con un occhio alle mosse di Beppe Grillo.
D’altra parte, scavallata l’estate e il record di longevità del governo, è ormai chiaro che tutti gli scenari sono sul tavolo. Basta infatti leggere tra le righe di quanto ha detto e fatto ieri Giorgia Meloni per capire quanto il futuro dell’esecutivo e dunque della legislatura siano condizionati da una serie di variabili incrociate. Che vanno dal voto della Camera sulla legge elettorale al caro energia, passando per l’inflazione e i tassi di interesse che hanno ripreso a correre. Un quadro complesso, nel quale è quasi impossibile fare previsioni realistiche sulla data delle prossime elezioni politiche a meno di non essere la premier in persona, l’unica che può davvero provare a indirizzare in un verso o nell’altro la soluzione di questo rompicapo. Da gennaio a settembre 2027, scadenza naturale della legislatura, è infatti tutto possibile.
In questo senso, la giornata di ieri è emblematica. Meloni, infatti, ironizza sulle ricostruzioni di alcuni giornali sulla sua presunta «continua tentazione di andare a votare», rivendica di aver fatto «un vanto della stabilità del governo» e assicura di voler «arrivare alla scadenza della legislatura», con tanto di siparietto con i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini seduti al suo fianco. Il primo annuisce, il secondo chiosa «assolutamente sì».
Parole e fatti, però, non coincidono. Perché sempre ieri la premier decide di mettere a segno il suo primo colpo da campagna elettorale, con il Consiglio dei ministri che - a sorpresa - approva un decreto legge per abolire il bollo per le auto di piccola e media potenza e per tutti i motocicli. Una mossa che ricorda quella di Silvio Berlusconi nel 2008, solo che il Cavaliere lo fece negli ultimi giorni di campagna elettorale. E a cui la premier fa seguire un’intensa presenza mediatica: prima la conferenza stampa post Cdm (a cui solitamente non partecipa), poi i post sui social e infine un’intervista a Dieci minuti, la trasmissione condotta da Nicola Porro su Rete4. Un discreto filotto, condito dalla batteria dei parlamentari di Fdi di ogni ordine e grado - dai ministri all’ultimo dei peones - che rivendicano la «cancellazione di una tassa odiosa» mentre «altri parlano di patrimoniale».
La corsa verso le prossime elezioni è dunque cominciata. Ma - a meno di un altro incidente alla Camera sulla riforma elettorale (la premier conferma che il governo metterà la fiducia) - è impossibile fare previsioni realistiche sulla data del voto. Su cui d’altra parte si ragiona anche a Palazzo Chigi e via della Scrofa. É in quest’ottica che la mossa elettorale è anche una sorta di primo carotaggio sull’elettorato. Per vedere l’effetto che fa e valutare, dopo l’approvazione della manovra, se può essere preferibile accorciare l’onda o allungarla fino a settembre 2027. Tutti ragionamenti da fare sondaggi alla mano. E sarà determinante non solo la curva di Fdi, ma anche quella di Forza Italia e Lega (decisive per arrivare alla nuova soglia del 42% che consente di ottenere il premio di maggioranza). Senza ovviamente trascurare il trend di Futuro nazionale. Con cui Meloni sembra continuare a escludere qualsiasi alleanza. «Per me - dice - è molto più importante vincere per governare che vincere per non governare». E oggi, aggiunge, i parlamentari eletti nel centrodestra che sono andati con Vannacci «votano con l’opposizione». Insomma, «se accade una volta può accadere una seconda».
