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Governo

Nordio respinge la Sharia: “Tribunali islamici? Non esiste”

“Impossibile un organo ispirato a fonti diverse dalla legge”. Il caso Garlasco: “Il sistema ha fallito”

Giustizia Il ministro Carlo Nordio alla festa del «Foglio»

«La legge italiana è un principio non negoziabile. Non può esistere un’alternativa civile o penale all’ordinamento italiano». È fermo il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che dalla festa del Foglio a Firenze interviene sul caso della «Camera Arbitrale Islamica Italiana», su cui la Procura di Padova ha aperto un fascicolo dopo un esposto di Futuro Nazionale. Fondato da un avvocato padovano, l’organismo si proporrebbe di risolvere controversie civili e commerciali «in conformità ai principi della Sharia».

Per Nordio «l’idea che nel nostro sistema processuale o giuridico possa essere introdotto un sistema alternativo ispirato non solo alla legge islamica ma a qualsiasi altra fonte che non sia quello della legislazione e costituzione italiana è metafisico, non può nemmeno essere preso in considerazione». Nordio è tornato poi su un suo pallino da ministro: limitare l’invasività delle intercettazioni. Per i «reati di mafia e terrorismo, su cui deve prevalere l’interesse dell’indagine, non si può esitare», premette Nordio per non infiammare i rapporti con le toghe, ma «per tutte le altre materie deve prevalere la riservatezza, il garantismo individuale e non si devono ammettere intromissioni. La segretezza è il riflesso della nostre libertà». Ammette però che la sconfitta al referendum sulla separazione delle carriere è stata una brusca battuta d’arresto anche per il percorso politico sulla giustizia. Il risultato «che ci ha sorpreso ha anche un po’ ipotecato un eventuale progresso di riforme sulle quali puntavamo e che non è politicamente possibile» più fare. «Quando abbiamo avuto i risultati io ho detto subito che avrei tratto le conseguenze politiche nel senso che mi assumevo la piena responsabilità politica della sconfitta con tutto quello che poteva significare - ha continuato - poi per varie ragioni sono rimasto al mio posto e ci siamo dedicati all’efficientamento della giustizia tentando anche di ricucire i rapporti con la magistratura che si erano logorati durante la fase dialettica del referendum».

C’è spazio anche per il processo mediatico per eccellenza, il caso Garlasco. Nordio critica il cortocircuito ma stigmatizza anche la condanna di Alberto Stasi: «Era stato assolto una volta, poi una seconda volta e poi alla fine, senza rifare il processo ex novo, è stato condannato sulla base di quelle stesse prove per le quali era stato assolto ben due volte. Questo sistema è demenziale» oltre che «contraddittorio», aggiunge Nordio. «Tanto è vero che, dopo 15 anni, si discute se quella condanna fosse giusta o meno - e probabilmente oggi è sbagliata - dimostra che il nostro sistema ha fallito».