Una porta rimasta socchiusa. Il dialogo tra Fratelli d’Italia e Futuro nazionale è pieno di ostacoli ma non del tutto chiuso. «Qualunque ragionamento è subordinato al voto della fiducia a governo», dicono fonti parlamentari di Fdi. «Nessuno ci ha chiamato», rispondono i vannacciani dalla Camera. Assomiglia a un valzer. I corpi, i due partiti, restano distanti ma i punti di contatto sono almeno quattro: immigrazione, proliferazione dell’islam politico, sicurezza e identità culturale. I temi possono fare da collante ma ognuno vuole che sia l’altro ad avvicinarsi per primo. Certo, Fdi non ha alcuna intenzione di farsi dettare l’agenda (o i tempi) dal generale: i meloniani governano il Paese e sono il primo partito d’Italia. «È contraddittorio - fanno notare da via della Scrofa - pretendere il dialogo con la Meloni, cercando di mandarla a casa. Perché non votarle la fiducia significa questo».
Dopo la convergenza sulle preferenze nella legge elettorale, un assist può arrivare dal caso di Mario Roggero e da altre vicende accomunanti. È l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, uomo di grande esperienza a destra, a lanciare l’amo parlando con Il Giornale. «Sul gioielliere noi ci siamo. La fiducia? Dipende su cosa. Su immigrazione e caso Roggero - per esempio - Fn è disponibile a convergenze». Alemanno non è Roberto Vannacci, che guida il partito, ma la sua voce, anche tra gli scranni del governo, è più che riconoscibile. Possono essere i prossimi passaggi parlamentari, quindi, ad accelerare la dialettica tra le parti. Anche Rossano Sasso, uno dei primi a uscire dalla Lega per aderire a Fn, ribadisce che «al momento» non è stata avviata alcuna trattativa con Fdi. Ma è la natura temporanea di questo stallo a essere sottolineata. Alemanno, ancora, fa presente come la Meloni sia stata invitata da più parti a costruirsi un’identità centrista: «L’ipotesi di scaricare Vannacci e di allargare al centro, ai draghiani, assomiglia a quanto proposto a Gianfranco Fini anni fa, un’ idea che si è poi rivelata perdente». «È chiaro - chiosa l’ex ministro dell’Agricoltura - che se la premier vuole invece rimanere nell’alveo della destra, in quella sovranista e sociale, non può che sedersi al tavolo con Futuro nazionale».
Il responsabile della Comunicazione di Fn Massimiliano Simoni è netto: «Nessuna chiusura, la chiusura non c’è mai stata. Noi siamo per l’Italia». La conditio sine qua non per aprire una riflessione, però, è nota da tempo: votare la fiducia all’esecutivo Meloni. Ecco perché l’apertura di Alemanno assume valore: la convergenza parlamentare è possibile. Non è però detto che basti. La Lega non vuole piegarsi al ritorno di Vannacci come alleato: «La nostra posizione è di chiusura», dicono fonti del Carroccio. È forse l’ostacolo più complesso da sormontare: almeno due partiti su tre, nella coalizione di centrodestra, non sono entusiasti del generale. Certo, Matteo Salvini ha spesso detto di non essere «rancoroso» e Pier Silvio Berlusconi ha consigliato di «aspettare» il «programma». Ma da qui a tifare per l’ingresso di Vannacci nel centrodestra ce ne passa. Tra gli azzurri, sono soprattutto i centristi a storcere il naso sull’intesa col generale. Ieri è uscito un interessante studio di Analisi Politica. L’elettorato di Futuro nazionale è composto soprattutto da uomini, che corrispondono al 75% degli elettori.
Per questo approfondimento, il «concorrente strutturalmente più prossimo a Vannacci» non è Salvini ma «il partito di Meloni». Il valzer, che è in corso, avrà un esito. «È presto», ammette Simoni al telefono col Giornale. Le alleanze si fanno negli ultimi quindici giorni ma la pista da ballo è già stata allestita.
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