Taglio del nastro ieri mattina per la Variante di Tirano, sulla strada statale 38 dello Stelvio. Dopo decenni di attese, progetti e difficoltà, apre un’infrastruttura strategica, invocata da cittadini, imprese e operatori turistici, che cambia concretamente la mobilità del territorio. «Da oggi la Valtellina corre» sottolinea il Ministero per le Infrastrutture.
L’opera, lunga complessivamente 6,6 chilometri, consentirà di bypassare il centro abitato di Tirano, separando il traffico di attraversamento da quello urbano, con benefici in termini di sicurezza, fluidità della circolazione e riduzione dei tempi di percorrenza. La Variante di Tirano interessa i territori di Bianzone, Villa di Tirano e Tirano. Il tracciato comprende due ponti sull’Adda, due gallerie, quattro sottopassi, tre sottovia e quattro rotatorie per un investimento complessivo di 221 milioni di euro. Dopo l’apertura del primo lotto di 3,3 chilometri nel gennaio scorso, ieri è entrato in esercizio l’intero tracciato, mentre le opere complementari saranno completate per novembre
«L’apertura della variante di Tirano - ha commentato il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana - è l’atto finale di un percorso politico e istituzionale intrapreso con il territorio, un traguardo importante non solo per la provincia di Sondrio ma per tutta la Lombardia, considerando la rilevanza dell’opera per migliorare i collegamenti sull’asse tra Milano e l’Alta Valtellina. Questa è una tra le più significative eredità dei Giochi». Un’infrastruttura «strategica» per l’assessore regionale ai Trasporti Claudia Terzi «che migliora l’accessibilità della Valtellina, alleggerisce il traffico nel centro abitato, aumenta la sicurezza e costituisce un’eredità concreta destinata a rimanere sul territorio». E dire che l’idea di questa opera nasce con il «Piano di Ricostruzione e Sviluppo della Valtellina» dopo l’alluvione del 1987. «La prossima sfida - annuncia l’assessore alla Montagna Massimo Sertori - è prolungare la tangenziale di Morbegno fino a Sondrio, perché la collaborazione tra istituzioni ha dimostrato di poter trasformare i progetti più ambiziosi in realtà».
