Il governo socialista spagnolo ha provato a screditare l’azione italiana nel contrasto all’immigrazione clandestina. Un tentativo per giustificare il fallimento sul confine di Ceuta e l’ingresso di 80.000 irregolari in una manciata di ore. Secondo l’ultima stima di Juan Jesús Vivas, presidente della «città autonoma», sono oltre quattro volte tanti quelli sbarcati in Italia nel 2026. I recenti dati forniti dal Viminale certificano che, con il governo di Giorgia Meloni, gli sbarchi in Italia sono crollati. Nel 2026, sono arrivati sulle coste del nostro Paese meno di 16.700 irregolari, ossia il 55% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025 e oltre l’80% in meno rispetto al 2024. Numeri che testimoniano il lavoro fatto dall’esecutivo, che nel 2023 ha subito una pressione migratoria enorme. Il Viminale ha risposto al ministro del governo di Pedro Sanchez sull’accusa secondo cui l’Italia sarebbe stata «veramente invasa da immigrati irregolari». Per Josè Manuel Albares, l’Italia ha subito «ripetute crisi» a Lampedusa. Episodi che l’esecutivo non sarebbe stato «in grado di risolvere». Il ministero dell’Interno ha sottolineato che al momento ci sono 98 migranti sull’isola, a fronte di una capacità superiore, e che da tempo non si vive un’emergenza. Ora il centro di accoglienza sull’isola italiana è quasi vuoto e quello di Ceuta, con i migranti tenuti all’esterno, è al collasso.
A livello di immigrazione, l’Istat ha fotografato che nel 2025 sono stati registrati 440.000 accessi dall’estero, 12.000 in meno rispetto al 2024, con un calo del 2,6%. La verità è che la sinistra, tanto italiana quanto europea, non ha mai avuto un disegno di lungo periodo. La parola d’ordine, per il governo spagnolo e per l’opposizione al centrodestra, è sempre stata «accogliere tutti».
Limitandoci al Belpaese, difficile dimenticare lo smantellamento dei decreti sicurezza. Giuseppe Conte li ha firmati nel suo primo governo, salvo poi smantellarli dopo l’abbraccio col Pd. Sempre il Conte 2 si è distinto per l’ampliamento della protezione speciale, per il ritorno dei richiedenti asilo nel sistema Sai e per la riduzione delle sanzioni alle Ong. Il ministro dell’Interno era la tecnica Luciana Lamorgese.
Come dimenticare, poi, i decreti flussi, compresi quelli approvati con l’esecutivo di Mario Draghi, diventati una sorta di lasciapassare per le infiltrazioni criminali? I controlli imposti dal governo Meloni hanno smascherato il sistema. Tornando un po’ indietro nel tempo, ci si ricorderà dell’operazione «Mare Nostrum» targata Enrico Letta. La presenza di navi italiane impegnate nel soccorso vicino alle coste libiche ha generato un «pull factor»: i migranti hanno percepito un abbassamento del rischio. E così il business dei trafficanti è aumentato. E ancora la questione delle politiche di redistribuzione: quando il centrodestra è arrivato al governo, quel meccanismo era lettera morta.
In Francia, prima della Meloni, erano stati ricollocati soltanto 38 migranti. Ecco perché, dopo il caso di Ocean Viking, Emmanuel Macron e i suoi hanno dato vita a delle tensioni diplomatiche: i transalpini non erano abituati a un’Italia in grado di ricollocare i migranti irregolari. Il «campo largo» non è diverso dai suoi predecessori. Elly Schlein è una perpetua predicatrice dell’accoglienza verso tutti, mentre Giuseppe Conte ha già dimostrato di avere un quid «migrazionista». Nella città di Roma, il sindaco Roberto Gualtieri, dem, ha persino lanciato l’iniziativa «Accogli gratis un migrante in casa tua». Stranamente, i cittadini capitolini hanno preferito non partecipare al bando. Il Pd è ancora lì che si chiede il perché.
