«Il governo cancella una delle tasse più odiate dagli italiani». Con queste parole Giorgia Meloni ha annunciato lo stop al bollo auto, la misura più significativa del decreto varato ieri dal Consiglio dei ministri per sostenere famiglie e imprese. Dal 2027 arriva infatti l’esenzione della tassa per le autovetture fino a 80 chilowatt, vale a dire circa 108 cavalli. A queste si aggiungono circa 1,3 milioni di motocicli e ciclomotori, per una platea complessiva di circa 14,5 milioni di veicoli. «Si tratta di oltre il 70% delle auto in circolazione, più di 13,2 milioni di veicoli», ha sottolineato la premier. L’agevolazione riguarderà una sola auto per persona fisica, purché regolarmente assicurata e con i termini di pagamento del bollo in scadenza nel 2027. «Chi è possessore di più automobili viene esentato dal pagamento del bollo per quella che è meno potente delle due, purché sia sotto gli 80 Kw. Questo vale anche perché chi ha una macchina e una moto», ha precisato Meloni.
Il costo della misura è rilevante: 2,36 miliardi di euro nel 2027 su un totale di oltre 2,9 miliardi di spese previste dal decreto varato ieri. La novità è però accompagnata da una copertura che consente di neutralizzare l’effetto sui bilanci regionali. Il governo utilizzerà economie derivanti dal Pnrr, comprese risorse sotto forma di sovvenzioni e prestiti non utilizzate alla scadenza del 30 giugno 2026, per trasferire alle Regioni le somme necessarie a compensare il mancato gettito. Per Regioni e Province autonome è previsto complessivamente un trasferimento statale di 2,29 miliardi nel 2027, con specifici accordi per i territori a statuto speciale. Per Geronimo La Russa, presidente dell’Aci, si tratta di una «notizia epocale». «Un intervento, quello posto in essere dalgoverno - ha dichiarato - che incide in maniera forte e decisa su una tassa impopolare». La Russa ha quindi ringraziato Meloni e il Governo «per aver posto in essere un atto che gli automobilisti attendevano da moltissimo tempo».
Nel decreto c’è anche la proroga del taglio delle accise sul gasolio, ma con un progressivo ridimensionamento dello sconto. Dal 18 al 25 settembre l’accisa viene fissata a 572,90 euro per mille litri, con un beneficio complessivo alla pompa, considerando l’Iva, di circa 12,2 centesimi al litro. Dal 26 settembre al 5 ottobre l’aliquota sale a 622,90 euro e lo sconto scende a 6,1 centesimi al litro. Per l’autotrasporto viene inoltre estesa da marzo a ottobre 2026 l’autorizzazione di spesa prevista dalle precedenti norme, con 21,2 milioni aggiuntivi.
«La situazione legata agli effetti sui rincari energetici per la guerra in Iran va peggiorando», ha osservato in conferenza stampa il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, spiegando che il taglio delle accise nasce in una situazione emergenziale. «Ci auguriamo che diventi strutturale», ha aggiunto riferendosi invece al bollo auto. Il ministro ha anche annunciato un’iniziativa con altri Paesi europei per chiedere «una risposta coordinata dell’Ue» sul caro-energia.
Tra le altre disposizioni c’è poi un intervento destinato a interessare direttamente l’e-commerce. Slitta dal primo ottobre al primo dicembre 2026 l’entrata in vigore del contributo di 2 euro sui piccoli pacchi provenienti da Paesi extra Ue con valore dichiarato non superiore a 150 euro. La misura, introdotta dalla legge di Bilancio, comporta per il rinvio un onere di 40,8 milioni. Il decreto rafforza inoltre il fondo per il diritto allo studio universitario, con 288 milioni di euro aggiuntivi nel 2026, e stanzia 150 milioni per la Fondazione Milano-Cortina 2026, per garantirne l’equilibrio di bilancio.
Il quadro del decreto si inserisce infine in una strategia fiscale che il governo rivendica anche sul fronte del contrasto all’evasione. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ieri ha annunciato un «record assoluto»: nel triennio 2023-2025 il recupero dell’evasione fiscale ha raggiunto 101 miliardi di euro, anche grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale. Una delle principali leve attraverso cui finanziare la riduzione delle tasse senza rinunciare alla tenuta dei conti pubblici.
