La tregua energetica auspicata da Trump si è rivelata una parentesi d’illusione. Nella notte, la Russia è tornata a martellare il cuore infrastrutturale dell’Ucraina con una pioggia di missili balistici: colpite centrali termoelettriche, impianti petroliferi (anche di aziende Usa) snodi ferroviari. Il bilancio è di 6 morti, decine di feriti e oltre 600mila persone precipitate nel buio tra Kiev e altre sette regioni. Solo nella capitale si contano danni a 30 strutture energetiche e idriche. Con il gelo in arrivo e una rete ormai allo stremo, la strategia di Mosca trasforma ogni raid in un’emergenza umanitaria a lungo termine. Kiev è una città sempre più condizionata dagli allarmi, dai bombardamenti e dalle difficoltà nei trasporti e nei servizi. Alcuni residenti cominciano a considerare di trasferirsi altrove. Il morale è sotto pressione. Per contro, anche Kiev avrebbe preso di mira due raffinerie a Saratov e Ryazan, ma ci sono smentite.
Sui cieli della capitale esplode il nodo delle garanzie occidentali. Zelensky denuncia la mancata segnalazione preventiva da parte degli alleati sui lanci balistici russi, rilevati dai radar ucraini solo a ridosso della capitale. La vulnerabilità strategica è tutta nei numeri dell’Aeronautica: su 39 vettori balistici, appena 4 sono stati abbattuti. I raid continuano a devastare il Paese, a qualsiasi ora del giorno: a Lutsk, nell’Ovest, un attacco ha incendiato un deposito petrolifero, centrato un edificio residenziale (6 vittime) e danneggiato le infrastrutture ferroviarie. Ieri sera uno stormo di Uav ha sorvolato a bassa quota l’intero Est ucraino, la stima dei danni è ancora in corso, ma ci sono già 2 morti. A complicare lo scenario si aggiunge la guerra tecnologica. Kiev punta il dito contro SpaceX per aver disattivato parzialmente la rete Starlink, paralizzando la capacità d’intercettare gli Shahed a reazione.
Sul campo, tuttavia, Kiev rivendica una controffensiva efficace. Secondo il generale Biletskyi, l’operazione Vivaldi ha portato alla liberazione di ulteriori 101 kmq nel Donetsk, compresi tre centri chiave a Nord di Sloviansk. La dinamica del conflitto resta bidirezionale. Mosca dichiara di aver intercettato 902 droni ucraini in una sola notte tra Russia, Crimea e Mar d’Azov. Di questi, ben 493 avrebbero puntato la capitale, paralizzandone il traffico aereo. Sul fronte diplomatico-militare, Minsk alza i toni: l’accusa alla Nato è di orchestrare un’aggressione imminente, paventando un’escalation capace di allargare il perimetro della crisi.
