Per oltre un decennio Wildberries è stata raccontata come la risposta russa ad Amazon. Nata nel 2004 a Mosca su iniziativa di Tatiana Kim, la piattaforma è cresciuta fino a diventare il principale marketplace della Federazione Russa, estendendosi anche in numerosi Paesi dell’ex spazio sovietico e costruendo una rete logistica che rappresenta una delle infrastrutture commerciali più estese del Paese.
Oggi, però, Wildberries non è più soltanto un gigante dell’e-commerce. Nel pieno della guerra tra Russia e Ucraina, i suoi enormi centri logistici sono diventati uno dei bersagli più colpiti dalla campagna di attacchi con droni lanciata da Kiev in profondità nel territorio russo.
Ukraine’s strike campaign against the Russian online retailer Wildberries - which provides direct logistical support to the Russian Armed Forces - is continuing, with one-way attack drones striking and setting ablaze a distribution warehouse this morning in the city of St.… pic.twitter.com/uw3cRTV7P0
— OSINTdefender (@sentdefender) July 24, 2026
Ieri sera, San Pietroburgo e la regione di Leningrado sono state colpite da un massiccio attacco di droni ucraini. Uno degli obiettivi, come già accaduto in diverse altre regioni russe negli ultimi giorni, era proprio un magazzino di Wildberries. Negli ultimi giorni, i magazzini appartenenti al mercato Wildberries sono stati oggetto di attacchi con droni in diverse regioni, tra cui quella di Mosca.
Come funziona il gigante dell’e-commerce russo
Il modello di Wildberries è molto simile a quello dei grandi marketplace occidentali. L’azienda mette in contatto milioni di venditori con i consumatori, gestendo una gigantesca rete di magazzini, centri di smistamento e punti di ritiro distribuiti in tutta la Russia e nei Paesi limitrofi.
La forza dell’azienda risiede soprattutto nella logistica. Nel corso degli anni Wildberries ha investito miliardi di rubli nella costruzione di hub automatizzati, integrando magazzini robotizzati, sistemi di smistamento e una rete capillare di punti di consegna che raggiunge anche le regioni più remote della Federazione. La stessa società sottolinea di possedere la più ampia rete logistica tra gli operatori dell’e-commerce russo, con oltre un milione di metri quadrati di infrastrutture dedicate alla distribuzione.
Secondo le stime, insieme al concorrente Ozon, Wildberries rappresenta oggi uno dei pilastri della nuova economia digitale russa: il settore dell’e-commerce vale circa l’8,5% del PIL nazionale e garantisce lavoro a oltre quattro milioni di persone, tra dipendenti diretti, corrieri, venditori e imprese collegate. Nel 2025 le vendite online in Russia hanno raggiunto circa 11.500 miliardi di rubli.
Perché Kiev considera i depositi di Wildberries obiettivi militari
La campagna contro Wildberries rappresenta una delle novità più significative della strategia ucraina. Nel giro di pochi giorni diversi grandi depositi della società sono stati colpiti da droni in regioni come Tambov, Mosca, Krasnodar, Stavropol e Leningrado, provocando incendi, vittime e l’interruzione delle attività logistiche. Reuters riferisce che circa il 10% della capacità di magazzino della società è stato temporaneamente compromesso.
Le autorità ucraine definiscono i magazzini di Wildberries un obiettivo militare legittimo. Spiegando gli attacchi, il presidente Volodymyr Zelenskyy ha affermato che queste strutture ospitano componenti per la produzione di droni e apparecchiature di navigazione. Ha inoltre dichiarato che gli attacchi erano una risposta ai bombardamenti russi contro le infrastrutture civili ucraine. Le autorità russe e la stessa Wildberries negano però che i magazzini del marketplace vengano utilizzati per scopi militari.
L’obiettivo di Kiev va oltre il danno materiale. Colpire Wildberries significa incidere su una delle infrastrutture simbolo della vita quotidiana della classe media russa, interrompendo le consegne, danneggiando migliaia di piccoli commercianti e aumentando i costi economici della guerra anche lontano dal fronte. Questa strategia punta a incrinare la percezione di normalità all’interno della Russia, oltre a produrre perdite miliardarie e mettendo in difficoltà migliaia di venditori che dipendono dalla piattaforma.
Dal canto suo, Wildberries ha dichiarato che le polizze assicurative non coprono eventi classificati come terrorismo o sabotaggio, ha sospeso temporaneamente l’attività in alcuni centri logistici e ha chiesto misure di sostegno alle autorità russe per limitare l’impatto economico sugli operatori della piattaforma.
Dal divorzio alla battaglia per il controllo: quando Wildberries è entrata nell’orbita del potere russo
La crescita di Wildberries si è accompagnata, negli ultimi anni, a un progressivo avvicinamento ai centri di potere del Cremlino. La piattaforma è stata infatti al centro di una dura contesa societaria tra i due fondatori, Kim – diventata una delle donne più ricche della Russia – e l’ex marito Vladislav Bakalchuk, conclusasi con il loro divorzio nel 2024 e con una battaglia per il controllo dell’azienda che ha assunto rapidamente una dimensione politica.
Nel corso dello scontro Kim ha ottenuto il sostegno del presidente Vladimir Putin al progetto di fusione tra Wildberries e Russ Outdoor, società leader nel settore della pubblicità esterna, dando vita al nuovo gruppo Wildberries & Russ. Bakalchuk, invece, si è opposto all’operazione e ha chiamato in suo soccorso nientepopodimeno che Ramzan Kadyrov. Perché? L’ex moglie e socia è nata proprio in Cecenia, da una famiglia di immigrati coreani. Al macellaio di Grozny l’arduo compito di riportare l’imprenditrice sulla retta via. Senza alcun successo.
Dopo la separazione, Kim ha ulteriormente consolidato la propria posizione all’interno dell’establishment. L’imprenditrice è entrata nella dirigenza del Fronte Popolare Panrusso, il movimento politico sostenuto da Putin, ed è stata nominata nel consiglio di amministrazione di VTB, la seconda banca della Federazione Russa, che nel frattempo ha acquisito una quota del 5% di Wildberries.
Un’evoluzione che, secondo diversi analisti, rende oggi difficile separare il principale marketplace russo dalle dinamiche economiche e politiche del sistema di potere costruito attorno al Cremlino e contribuisce a spiegare perché Kiev consideri l’azienda molto più di un semplice operatore commerciale.
