Gli Stati Uniti si preparano a vendere migliaia di bombe a Israele, mentre JD Vance si smarca dall’alleato sul Medioriente, affermando che l’America non deve essere asservita a loro in politica estera. Secondo il Washington Post, l’operazione sulle armi da 900 chilogrammi ha un valore di 2,8 miliardi di dollari e include 40mila ordigni - di cui 20mila MK-84 e 20mila BLU-117 - e 20mila testate I-2000.
La transazione è stata notificata al Congresso, mettendo i democratici davanti a un nuovo test in un momento in cui il malcontento dei cittadini Usa nei confronti del premier israeliano Benjamin Netanyahu appare elevato. Il vicepresidente intanto (che appare in testa nei sondaggi fra i papabili candidati repubblicani alla Casa Bianca nel 2028) avverte che «abbiamo molte partnership importanti nella Nato, ma questo non significa che renderemo completamente la nostra politica estera europea asservita alla Nato, così come non possiamo permettere che la nostra politica estera in Medioriente sia subalterna a Israele». Intervenendo all’All-In Summit di Los Angeles, ripreso poi dal Times of Israel ad un mese dalle elezioni nello Stato ebraico, Vance sottolinea che «collaboreremo con le persone quando sarà il caso, esprimeremo dissenso quando non saremo d’accordo. E perseguiremo gli interessi dell’America. Questo è l’unico modo per avere una politica estera razionale». Il numero due di Trump ricorda che Israele rimane un partner importante per quanto riguarda la tecnologia militare e l’intelligence, ma gli Stati Uniti non seguiranno automaticamente le decisioni del governo di Benjamin Netanyahu sulle questioni di sicurezza. «Donald Trump è l’unico presidente degli ultimi 40 anni ad essere stato disposto a dire ‘Sapete cosa? Sì, Bibi è un buon partner, ma io e Bibi abbiamo un’opinione diversa su questo’, oppure ‘Bibi ha torto su questo’, o forse ‘Bibi ha ragione dal punto di vista di Israele, ma il popolo americano ha bisogno che prendiamo una direzione diversa’» continua. Il 5 marzo scorso il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha ringraziato Trump per il suo «grande sostegno» affermando che la collaborazione tra Trump e Netanyahu stava «cambiando la storia regionale e globale». Tale ottimismo cela una relazione sempre più complessa tanto che a giugno, Vance ha avvertito Israele che gli erano rimasti pochi amici e che avrebbe dovuto riflettere attentamente prima di inimicarsi Washington. Intanto la Camera Usa a maggioranza repubblicana approva un provvedimento che impone al tycoon di mettere fine alla guerra in Iran o richiedere l’autorizzazione del Congresso. È la terza volta che la Camera chiede al presidente lo stop della guerra con misure simboliche.
