Il rischio di attacchi russi alla Gran Bretagna o altri paesi europei evocato da Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli esteri russo, è sicuramente una possibilità. Ma non è l’unica ragione che ha spinto il capo della Cia John Ratcliffe a volare a Mosca per incontrare l’omologo russo Serghei Naryshkin. A preoccupare la Casa Bianca, ben più dei destini europei, c’è il complesso risiko bellico venutosi a creare sullo strategico bacino del Caspio. Su quell’immenso lago salato s’incrociano i destini del conflitto iraniano e di quello dell’Ucraina. Non a caso la rotta che collega il porto iraniano di Amirabad a quelli russi di Astrakhan e Makhachkala è da mesi sotto la lente dei satelliti spia. Grazie a quella rotta e alla particolarità di un mare chiuso tra cinque nazioni (Russia, Iran, Azerbaijan, Kazakhstan e Turkmenistan) inaccessibile a qualsiasi nave militare alleata degli Usa l’Iran può ricevere forniture militari e alimentari ed infrangere il blocco economico decretato da Trump.
Con quelle stesse forniture Mosca può bilanciare, sul fronte strategico globale, gli aiuti militari ed economici di Usa ed Ue che permettono la sopravvivenza dell’Ucraina. Secondo un documento d’intelligence europeo in possesso della rete Tv Nbc almeno 20 navi russe attraccate ad Amirabad hanno garantito all’Iran forniture essenziali per la guida dei droni e per la rigenerazione dell’apparato missilistico. Ma lungo quella rotta passano anche grano, farina mangimi per animali e olio di girasole. Prodotti essenziali per contrastare l’assedio economico imposto dall’amministrazione Trump, prolungare il blocco di Hormuz e rendere irrilevante la capacità di deterrenza americana. E proprio quest’ultimo fattore collega il conflitto ucraino a quello dell’Iran. Per un’America di Trump, mai troppo interessata a quella «pace giusta» cara agli Europei, l’Ucraina può diventare una moneta di scambio per riavviare la trattativa con Putin e garantirsi l’impermeabilità del blocco economico e militare imposto a Teheran.
Il Cremlino da parte sua può facilmente accettare. Per quanto Mosca sia uno dei principali partner di Teheran sul fronte economico, militare e nucleare e sia sospettata di aver fornito le informazioni satellitari indispensabili per colpire le basi Usa del Golfo l’alleanza tra i due paesi risponde essenzialmente a ragioni d’opportunità. In questo contesto John Ratcliffe può aver prospettato un accordo cruciale per entrambe le parti. Ovvero l’impegno russo a bloccare la via del Caspio e gli aiuti militari ed economici alla Repubblica Islamica in cambio di quello americano a riprendere il negoziato per la cessione a Mosca di quel 13 per cento del Donetsk ancora in mano a Kiev. Un accordo capace di regalare alla Casa Bianca la vittoria sull’Iran e a Putin quella sull’Ucraina. Con l’aggiunta di una sostanziale punizione dei paesi europei colpevoli - agli occhi di Trump - di non averlo aiutato nella guerra alla Repubblica Islamica.
