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Guerra

Flotilla, Erdogan choc. “Arrestare Netanyahu”. Polveriera Cisgiordania

Dal Sultano mandato di cattura internazionale. Bibi: “È un dittatore antisemita”. I coloni uccidono un 17enne, nuovi assalti e scontri

A relative of killed Palestinian Karim Shalaldeh, 17, with a bloodstained shirt, reacts after his body was transferred to a hospital in the West Bank city of Hebron, Friday, Aug. 21, 2026. (AP Photo/Mahmoud Illean) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

La Turchia ha richiesto un mandato d’arresto internazionale per Benjamin Netanyahu, accusandolo di «genocidio» in relazione all’intercettazione a maggio da parte di Israele della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza. Israele nega fermamente le accuse di genocidio. La Turchia è diventata una delle più accanite critiche della guerra israeliana a Gaza, scatenata dagli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 contro Israele. Erdogan ha spesso accusato Netanyahu di «genocidio». Ma non è tardata ad arrivare la reazione di Bibi: «Israele non si lascia impressionare dall’ipocrisia della Turchia. Erdogan è un dittatore antisemita che ha massacrato i curdi, dà rifugio ai terroristi di Hamas, occupa metà di Cipro e imprigiona un numero record di giornalisti e oppositori politici». A maggio gli attivisti sono stati fermati nel Mediterraneo dalle forze armate israeliane e successivamente trasferiti in una prigione israeliana, prima di essere espulsi.

Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir, ha suscitato

indignazione pubblicando un video in cui lo si vede schernire alcuni attivisti della flottiglia, inginocchiati con le mani legate dietro la schiena. L’annuncio di ieri è l’ultimo segnale del deterioramento delle relazioni tra i due Paesi. Ankara ha ospitato leader di Hamas ed Erdogan ha criticato aspramente Israele, interrompendo gli scambi commerciali e i voli diretti tra i due Paesi. Non si tratta del primo scontro tra i due Paesi riguardo a una flottiglia filo-palestinese diretta a Gaza. Nel 2010, 10 attivisti turchi furono uccisi in un violento scontro con i commando della marina israeliana che stavano attaccando una flottiglia diretta verso l’enclave.

Gaza è il punto centrale, o il pretesto, dello scontro, ma anche in Cisgiordania la situazione è esplosiva. L’aumento della violenza dei coloni contro i palestinesi nelle ultime settimane è fuori controllo. Un ragazzoi è stato ucciso ieri dopo che coloni israeliani hanno fatto irruzione in un villaggio vicino a Hebron. Si tratta dell’ultimo episodio di una serie di violenze che hanno suscitato la condanna internazionale. La vittima è Kareem Shlaldeh, di 17 anni. Le autorità palestinesi

e israeliane hanno fornito versioni contrastanti degli eventi. Anche civili israeliani sono rimasti feriti nell’incidente. Nabil Tharawa, 61 anni, residente nella zona, ha affermato che un secondo palestinese è rimasto ferito ed è stato trasferito in un ospedale di Hebron. Le violenze sono scoppiate in un clima di forte tensione in Cisgiordania, dopo che il governo israeliano ha pubblicato un bando di gara per la costruzione di case in un insediamento vicino a Gerusalemme. Il progetto è noto come E1. Nel corso delle ultime 24 ore, 11 nazioni, tra cui Italia, Francia, Canada e Regno Unito, hanno rilasciato una dichiarazione di condanna nei confronti di Israele. Hanno affermato che «minerà la prospettiva della soluzione a due Stati, danneggiando la contiguità territoriale dei Territori Palestinesi». Gideon Saar, ministro degli Esteri israeliano, ha affermato invece che «il popolo ebraico ha il diritto di vivere in tutta la Terra d’Israele».

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