Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 11:51
In evidenzaAggiornato alle ore 11:51
Guerra

Guerra ibrida di Teheran: attacco a Londra

Stop per 4 giorni a una centrale elettrica inglese. Usa e Ue, allerta cyber incursioni

"In Iran decide lui". Chi è Ahmad Vahidi, l'uomo che ha in mano le redini dei negoziati con gli Usa

Dall’inizio dell’operazione Epic Fury, l’Iran ha spesso minacciato di colpire anche i paesi che avessero offerto supporto agli attacchi di Stati Uniti e Israele. E dove non arrivano droni o missili, ci pensa la rete.

I media britannici riferiscono che lo scorso mese una piccola centrale elettrica è stata bloccata per almeno quattro giorni a causa di un attacco cyber riconducibile all’Iran. Non è stato reso noto quale sia l’impianto compromesso, ma Londra ha assicurato che «in nessun momento è stato messo a rischio il sistema energetico del Regno Unito». Il Dipartimento della Sicurezza Energetica ha comunicato che l’incidente ha riguardato un generatore di piccole dimensioni. Non è la prima volta che Teheran lancia simili offensive: sempre il mese scorso erano state prese di mira le infrastrutture idriche di almeno 7 stati americani allarmando la Casa Bianca, già impegnata negli attacchi convenzionali contro la repubblica islamica.

Gli attacchi informatici sono una strategia di «guerra ibrida» ormai ampiamente utilizzata in diversi teatri bellici: si pensi ad esempio alle infiltrazioni russe nei server di infrastrutture critiche in tutta Europa. Per i governi occidentali l’Iran è diventato progressivamente un paese sempre più minaccioso sul fronte della guerra cibernetica, sebbene sia impossibile determinarne l’esatta capacità di azione. A marzo Maticmind, società di Zenita Group dedita alla cybersicurezza, ha segnalato che nelle prime settimane di guerra si sono registrati oltre 600 attacchi hacker in appena 7 giorni inben 11 stati: tra i bersagli i server di Amazon negli Emirati Arabi Uniti e le mail personali del direttore dell’FBI Kash Patel. La strategia degli attacchi hacker iraniani, stabilita dai Guardiani della Rivoluzione o Pasdaran ( in foto , il loro comandante Ahmad Vahidi), si riassume con l’espressione «Jang e Ashub» (Guerra eCaos). Si tratta di una strategia che punta non all’offensiva decisiva, ma alla continua infiltrazione di sistemi con azioni di disturbo e raccolta di informazioni. In poche parole, tenere sempre alta la tensione generando instabilità a diverse livelli nel nemico. Dall’inizio della guerra, l’Iran ha notevolmente aumentato le sue capacità informatiche, sia contro i nemici esterni sia quale mezzo di repressione interna (come nel caso dello shutdown totale di internet durante le proteste anti regime di gennaio). I passi avanti compiuti da Teheran rendono concreta la possibilità di un supporto tecnologico da paesi amici come Cina e Russia. Malgrado gli sforzi, la repubblica islamica non è invulnerabile: a luglio ben quattro delle principali banche iraniane sono state costrette a chiudere dopo un attacco hacker.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.