La guerra stringe il fiato intorno all’Ucraina. Mosca annuncia la preparazione di attacchi massicci contro le infrastrutture energetiche ucraine, Kiev continua a essere colpita per il quarto giorno consecutivo e, sullo sfondo, la diplomazia prova ancora a tenere aperto un varco mentre il fronte militare sembra allontanare ogni possibilità di tregua.
Il ministero della Difesa russo ha annunciato una nuova offensiva contro il settore energetico ucraino. La motivazione indicata dal Cremlino è la risposta ai ripetuti attacchi di Kiev contro infrastrutture civili, economiche e contro il comparto petrolifero russo. Una rappresaglia annunciata che arriva dopo una settimana di bombardamenti di intensità eccezionale. La notte scorsa la Russia ha lanciato due missili balistici Iskander-M e 130 droni. E il bilancio continua a salire anche dopo i raid precedenti: a Myla le vittime del raid di sabato sono salite a 38, con 4 dispersi.
Dal Cremlino, Peskov parla di una risposta dura, ma respinge l’idea che Mosca stia cercando un’escalation militare. «Semplicemente non ne abbiamo bisogno, perché la Russia sta andando avanti». In effetti, per stessa ammissione di Kiev, le truppe di Gerasimov continuano ad avanzare lentamente nel Donbass, e l’esercito ucraino si sta preparando a pesanti combattimenti per difendere gli ultimi baluardi della regione. Il ministro della Difesa Khmara ha affermato che Kiev cercherà di ottenere in anticipo parte del prestito Ue di 45 miliardi di euro previsto per il prossimo anno, oltre a fare pressione sugli alleati per ottenere altri contributi.
Zelensky descrive una settimana di fuoco senza precedenti: quasi 2.000 droni d’attacco, oltre 1.600 bombe aeree e 31 missili, compresi ordigni balistici di produzione nordcoreana. «La tattiche dei russi è esaurire l’Ucraina e sfinire il nostro popolo». Una risposta è arrivata. Nel mirino è finita la raffineria Kinef di Leningrado, danneggiata da un drone. Colpita anche una base aerea a Yeysk, nel Krasnodar. Esplosioni e incendi sono stati segnalati a Belgorod, nel target il centro logistico di Ozon.
Mentre le bombe allargano il campo di battaglia, la diplomazia tenta di ricostruire un ponte. La visita a Mosca del direttore della Cia John Ratcliffe avrebbe avuto, secondo Axios, un obiettivo preciso: verificare se i vertici dell’intelligence russa possano convincere Putin a tornare al tavolo negoziale, con la mediazione Usa. Ratcliffe ha anche lanciato l’idea di un trilaterale tra Putin, Trump, e Zelensky. Ma Peskov sostiene che dovrebbero incontrarsi «solo per formalizzare un accordo già sostanzialmente definito. I negoziati, però, sono molto complessi», e il Cremlino accusa Kiev di non mostrare una reale volontà di arrivare a una soluzione. Zelensky sull’argomento spiega che sono in preparazione «nuovi colloqui con gli inviati Usa». Monsignor Paul Gallagher, ministro degli Esteri del Vaticano, difende la scelta di «non isolare la Russia e di mantenere aperto il dialogo».
