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Guerra

Il bluff della tregua energetica: bombe sulle raffinerie, Kiev al buio

Continuano i raid contro le infrastrutture petrolifere russe, Mosca contrattacca colpendo le centrali. Morti a Kropyvnytskyi e Kherson, nave cisterna in fiamme sul Mar Nero. Ed è scambio di accuse tra i due nemici

Distruzione Un ucraino ferito dopo un raid russo su Kharkiv

Si sono parlati a distanza, con la voce delle bombe. Putin minaccia, Zelensky rivendica, ma nei fatti si spengono le lampadine. L’ipotesi di una tregua energetica è durata quanto un cerino nel vento: il petrolio russo torna a bruciare, mentre le città ucraine restano al buio. Nessun patto, nessuna firma, soltanto la guerra che stringe il bullone.

Lo zar di Mosca ha attribuito a Kiev la responsabilità dell’escalation contro le infrastrutture energetiche: «Sono stati loro a iniziare, la nostra è solo una reazione. Non hanno riflettuto sulle conseguenze», minacciando nuove risposte militari. Zelensky ha smentito una pace forzata, annunciando l’immediata ripresa degli attacchi contro le raffinerie russe, terminata la pausa di tre giorni accordata su richiesta di Washington. Kiev contesta a Mosca di non aver mai fermato i raid sulla propria rete elettrica. Sullo sfondo resta l’ipotesi di una tregua evocata da Trump: un piano mai confermato da nessuna delle due parti e privo, al momento, di perimetri e condizioni certe.

La giornata così ha restituito un quadro di attacchi incrociati. Un massiccio raid di droni ucraini ha incendiato la raffineria Rosneft di Ryazan, snodo chiave per i rifornimenti di Mosca. Immediate le ritorsioni russe: colpita una struttura di estrazione Naftogaz a Poltava, con impianti danneggiati e produzione paralizzata. Secondo la Cnn, Kiev avrebbe esaurito i missili Patriot, lasciando scoperte ampie aree del Paese agli attacchi balistici. L’Ucraina, che ha riottenuto il sostegno parziale del sistema satellitare Starlink, rivendica un duro colpo alla base aerea russa di Borisoglebsk: missili Neptune hanno danneggiato sei caccia Su-34M. Presi di mira anche un sito per il lancio di droni a Oryol. La contromossa di Mosca è racchiusa negli attacchi al porto di Izmail. Sarebbe in corso inoltre una campagna ucraina per paralizzare gli aeroporti in Russia

Il costo umano resta il dato più immediato. Ci sono tre morti e sei feriti a Kropyvnytskyi per un attacco di uav contro infrastrutture logistiche, mentre a Kherson i bombardamenti sul quartiere Korabelny provocano altre due vittime. L’escalation si sposta in acque Nato: due navi cisterna chimiche sono andate in fiamme al largo della foce del Danubio, in acque rumene. Sulla Wine Trader si contano cinque tratti in salvo e sette dispersi, mentre l’equipaggio della Yara J è al sicuro. A seguito del susseguirsi di attacchi, Bucarest ha annunciato una riunione straordinaria del Consiglio del Nord Atlantico per valutare la sicurezza nella regione.

A complicare ulteriormente il quadro, arriva la notizia che la Russia avrebbe quasi completato in sei settimane una nuova base per droni d’attacco nella regione di Rostov, segnale di un’espansione delle capacità offensive. Londra, intanto, prepara un’ulteriore fornitura di missili da crociera Storm Shadow per Kiev. Resta aperto anche il dossier nucleare: Rosatom ha annunciato una tregua locale, mediata dall’Aiea, per consentire riparazioni all’impianto elettrico che alimenta la centrale di Zaporizhzhia, sotto controllo russo.