La guerra, ha sviluppato una sua particolare industria degli anniversari: alle date solenni corrispondono spesso macerie altrettanto imponenti. Putin compie 74 anni e la guerra gli serve una torta impastata di cemento, fumo e sangue. A Pryluky, nella regione di Chernihiv, un missile russo ha infatti squarciato un edificio residenziale di cinque piani. Il bilancio è di 19 morti, 5 sono bambini, 3 di loro di appena un anno, e 60 feriti. È Zelensky per primo ad aver scelto l’amara figura retorica del «regalo di compleanno». Pryluky è soltanto il punto più visibile di una giornata di attacchi che ha investito Kiev e altre 12 regioni ucraine. Nella capitale, dove da ieri sera mancano luce e acqua, due persone sono morte, mentre le difese aeree cercavano di respingere le ondate offensive. A Kremenchuk e Kherson altre 4 vittime, mentre Copenaghen denuncia sabotaggi contro aziende danesi che sostengono Kiev. Mosca fornisce una versione diversa degli attacchi, sostenendo di aver colpito il Pryluky Plastics, azienda di copertura, ma in realtà impianto di produzione dei missili Flamingo, oltre a infrastrutture portuali e navali a Odessa, e di aver abbattuto 311 droni. Kiev rivendica raid contro due impianti petroliferi e un campo di addestramento nelle regioni russe di Perm, Samara e Astrakhan, oltre a un’operazione nel Mar Nero. Tutto questo mentre la Lituania schiera truppe a difesa del confine con l’exclave russa di Kaliningrad.
L’Ue prepara un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia: raggiunta un’intesa per colpire 743 individui e 826 organizzazioni. Il via libera è atteso il 12 ottobre. Bruxelles inoltre ha stanziato 1,24 miliardi di euro per la difesa, portando a quasi 13 il totale dei fondi erogati a Kiev nell’ambito del programma di assistenza. Procedono parallelamente i negoziati per l’adesione dell’Ucraina. L’Ungheria ha sbloccato due nuovi capitoli negoziali, dedicati al mercato interno e alla competitività. Rimane però irrisolto il dossier agricolo: Kiev si oppone a qualsiasi restrizione sulle proprie esportazioni, mentre Bruxelles valuta l’introduzione di misure di salvaguardia per rispondere alle preoccupazioni di alcuni Stati membri.
Resta però una contraddizione sul fronte europeo: a Lingen, in Germania, uno stabilimento controllato da Framatome si prepara a produrre, su licenza di TVEL, componenti per il combustibile destinato ai reattori di tecnologia russa. Berlino si oppone alla cooperazione con Rosatom, ma riconosce che, senza un consenso a livello europeo, non è possibile imporre sanzioni al comparto nucleare di Mosca. Dal Cremlino, intanto, Peskov accusa l’Ue di essere «ossessionata» dalla militarizzazione e di trasformarsi da blocco economico in alleanza politico-militare contro la Russia.
Nessuna nuova telefonata tra Putin e Trump è stata ancora concordata, ma Mosca si dice pronta a organizzarla a breve su iniziativa americana, assicurando che la Russia resta aperta al dialogo. Sul Mar Nero, Bulgaria e Romania hanno chiesto immagini satellitari all’Ue dopo gli attacchi alle navi. E Mosca alza la posta: la spesa russa per la difesa potrebbe arrivare nel 2026 a 200 miliardi di dollari, il 40% in più rispetto al 2025.
