I servizi segreti della Federazione Russa hanno pianificato omicidi mirati negli Stati Uniti e nei Paesi europei che sostengono l’Ucraina. Dopo la CIA, anche l’FBI, l’agenzia governativa che svolge il ruolo di polizia federale e collabora con il controspionaggio attraverso un’apposita divisione, ha messo in allerta la comunità internazionale occidentale: le spie del Cremlino stanno pianificando omicidi mirati e potrebbero colpire negli Stati Uniti e in Europa per eliminare dissidenti, fiancheggiatori dell’Ucraina e profili invisi a Mosca che vivono distanti dalla Federazione.
A svolgere il “lavoro sporco” potrebbero essere figure reclutate in loco dall’intelligence, magari proprio da elementi che provengono dalla stessa Unità 29155 del GRU, gli “specialisti in eliminazioni” dell’intelligence militare russa, che, sotto il comando del generale Andrei Averyanov, attentarono alla vita dell’ex spia doppiogiochista Sergei Skripal nel Regno Unito. Era il 2018 quando un gruppo di operativi dello spionaggio militare russo impiegò una dose di un potente agente nervino, il Novichok, per vendicarsi del tradimento dell’ex spia russa a Salisbury. Il piano fallì, ma lo schema e soprattutto la rete di intelligence destinata a portare a termine questo tipo di missioni non hanno esaurito risorse e obiettivi. Hanno solo cambiato nome e mezzi.
Le autorità federali statunitensi hanno annunciato di aver sventato un complotto per uccidere un dissidente russo che si ritiene viva a Washington, individuando una rete di intelligence che aveva reclutato, pagato e tentato di pagare dei sicari negli Stati Uniti e in altri Paesi per raccogliere informazioni, individuare e sorvegliare obiettivi da eliminare. Secondo l’atto d’accusa, i membri della rete reclutati dall’intelligence russa, forse per dimostrare la loro fedeltà alla causa, come prova di coraggio o ripiego, erano stati anche sollecitati a compiere atti di terrorismo contro infrastrutture civili e militari in Paesi europei considerati allineati con l’Ucraina. Per i federali, la rete di spie russe, denominata “RIS Network”, sarebbe stata operativa da prima del 2024 e si sarebbe concentrata su obiettivi come dissidenti e disertori, ampliando i suoi obiettivi dopo l’invasione dell’Ucraina. Tra gli incriminati figurano tre membri di alto rango dei servizi di intelligence russi: Yuri Khrameev, colonnello in congedo assegnato ai servizi segreti; suo figlio Kirill Khrameev, agente del Servizio federale di sicurezza russo, noto come FSB; Oemis Romagoza Durruthy, cittadino cubano e membro influente della diaspora cubana residente in Russia; Yaidel Delgado Suarez, noto anche come “Viking”, e Angel Eduardo Castro, entrambi residenti in Russia, accusati di aver “reclutato un cittadino venezuelano residente a Brooklyn affinché sorvegliasse e uccidesse un noto dissidente russo che ritenevano risiedesse a Washington”.
La risorsa reclutata dalla rete avrebbe ricevuto “istruzioni esplicite su come effettuare la sorveglianza”, con la promessa di 1.000-1.500 dollari per portare a termine l’incarico, fornendo numerose fotografie e video di luoghi associati alla vittima designata, ma rifiutando di procedere all’eliminazione, costringendo uno dei servizi di intelligence russi a reclutare altri profili per “portare a termine l’incarico”.
Per il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, che ha diffuso un comunicato, il profilo reclutato dai russi ha condotto quella che viene definita “attività di sorveglianza pre-operativa” con l’obiettivo di “compiere omicidi mirati, e di aver incaricato complici di commettere e tentare di commettere atti di terrorismo contro infrastrutture civili e militari in Paesi europei allineati, o percepiti come allineati, con l’Ucraina”, sottolineando come gli imputati avrebbero “operato nell’ambito di una rete globale di assassinii che si estendeva fino agli Stati Uniti, tentando di reclutare cittadini statunitensi e stranieri per compiere omicidi su ordine del Cremlino”. La rete RIS avrebbe inoltre reclutato altre persone per compiere atti di terrorismo all’estero. Secondo i federali, Durruthy, che coordinava gli spostamenti e la logistica per conto della rete, avrebbe svolto un ruolo in un attacco a Praga, nella Repubblica Ceca, “trasmettendo possibili obiettivi dell’attacco”, e avrebbe coordinato un altro attacco in Lituania, “occupandosi delle prenotazioni di viaggio”.
Ma c’è ben altro: secondo fonti dirette di Insider, che ha dedicato una lunga inchiesta a un parallelo caso di spionaggio conclusosi con un arresto in Colombia, il gruppo di spie russe “esperte in omicidi”, noto come Unità 29155, dopo il fallimento nel tentato assassinio di Skripal sarebbe confluito in una sezione di “eliminatori” del nuovo Centro 795, una formazione che inquadrerebbe al suo interno membri dei diversi servizi d’intelligence russi, gestita da un ex ufficiale dell’Unità Alpha dell’FSB. Istituito come “entità top-secret e completamente autonoma progettata per svolgere le operazioni più critiche, che vanno dalle missioni militari in Ucraina agli omicidi politici e ai rapimenti all’estero”, il Centro 795 avrebbe affidato a Denis Alimov, arrestato sempre su mandato dell’FBI all’aeroporto internazionale El Dorado di Bogotà nel febbraio 2026, il compito di reclutare sicari per eliminare profili di alto livello, considerate le cifre offerte ai collaboratori: fino a 10 milioni di dollari.
Accusato di aver pianificato il “tentato assassinio di due importanti dissidenti ceceni” che risiedono tra Europa e Stati Uniti, Alimov aveva offerto una taglia di 1,5 milioni di dollari “su ciascuna delle loro teste” nel caso fossero “morti o legalmente deportati”. La parte più assurda della vicenda è che l’FBI è riuscita a risalire all’agente russo e al sicario che aveva reclutato, Darko Durovic, un uomo di origini serbo-croate residente negli Stati Uniti, attraverso le traduzioni di Google Translate, dato che nessuno dei due padroneggiava la lingua della controparte ed entrambi credevano di essere completamente “protetti” dalla crittografia end-to-end. I due si sarebbero addirittura incontrati tranquillamente a Mosca, in un ristorante a pochi passi dal Palazzo della Lubyanka, sede dell’FSB.
Nel 2023 i servizi segreti americani rivelano l’esistenza di un piano messo a punto da un’altra rete di spie russe nel 2020 per eliminare sul suolo americano Aleksandr Poteyev, ex agente dell’SVR divenuto informatore dell’FBI e della CIA che aveva “bruciato la copertura di ben 11 agenti operativi russi”, tutti stabilitisi sulle coste americane, dimostrando la capacità d’infiltrazione dell’intelligence di Mosca. I nuovi elementi aggiungono un ulteriore tassello alla crescente attività svolta dallo spionaggio russo in Occidente, e ai pericoli che essa può comportare.
