«I nostri nemici avevano previsto che la Repubblica islamica sarebbe crollata fino a diventare come il Venezuela». Sono le parole nette del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che respinge la «guerra economica » lanciata da Trump: «Questo non solo non è accaduto, ma il mondo intero è rimasto sbalordito dalla nostra resistenza », ha continuato. «Non chineremo la testa davanti al nemico; risolveremo i problemi con la forza, ma guidati dalla logica ». Pezeshkian ha quindi di nuovo lanciato l’appello a porre fine alle ostilità con Washington: «Meglio concludere la guerra oggi, mentre siamo al potere e l’America è isolata e odiata a livello internazionale ». Queste dichiarazioni giungono mentre gli Stati Uniti hanno promesso giovedì di «abbattere » il regime iraniano con la campagna di sanzioni che sarà annunciata oggi, quasi sei mesi dopo l’inizio della guerra. Anche il ministro degli Esteri iraniano Araghchi è stato chiaro e ha spiegato che la pressione economica di Trump contro l’Iran fa parte di quella che ha definito la tattica di «bullismo» di lunga data di Washington: «È un film che abbiamo già visto molte volte». Secondo il ministro, le minacce Usa dimostrano la loro «disperazione di fronte alla nazione iraniana». Il Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent, che terrà una conferenza stampa oggi, ha minacciato di imporre alla Repubblica islamica «le sanzioni più dure della storia».
L’economia iraniana è già sottoposta a sanzioni internazionali, le sue infrastrutture sono state colpite e migliaia di persone uccise nei raid aerei da quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato gli attacchi il 28 febbraio. Ma Teheran rimane irremovibile dopo quasi sei mesi di guerra ehapraticamente bloccato il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, rifiutandosi di consentire alle petrolierenon autorizzate di transitare in una via d’acqua vitale per le spedizioni globali di petrolio. Ciò ha fatto aumentare i prezzi del greggio. Trump ha avvertito di possibili conseguenze economiche per ogni Paese che fornisca «qualsiasi tipo di sostegno all’Iran» e Bessent ha sollecitato la cooperazione con Washington da parte della Cina, che acquista oltre l’80% del petrolio iraniano esportato, secondo i dati del 2025 della società di analisi Kpler. Pechino spinge per una soluzione diplomatica.
Intanto i tentativi di mediazione continuano. Il capo dell’esercito pakistano Asim Munir sarà oggi aTeheran. Parlerà degli ultimi sviluppi, inclusa la minaccia di nuove sanzioni dagli Stati Uniti. Ma nonostante gli attacchi statunitensi abbiano gravemente danneggiato l’economia iraniana e devastato la sua Marina e aviazione, Teheran mantiene una capacità missilistica e di droni sufficiente a ostacolare il traffico di petroliere e ad attaccare i rivali regionali. Il presidente e lo speaker del Parlamento iraniano però affermano che Teheran deve negoziare un’uscita e rafforzare la propria economia finché ha ancora potere contrattuale.
In Cisgiordania, intanto, continua la scia di violenza. Un quattordicenne palestinese, Islam Ahmad Ajjouri, è morto in seguito a una grave ferita da arma da fuoco durante un raid militare di Tel Aviv a Est di Nablus. MentreHamas ha rivendicato l’accoltellamento di un israeliano vicino al villaggio di Al Auja, Nord di Gerico.
