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Guerra

Putin vede Xi e Pezeshkian: la sfida della “bilancia asiatica”

Via al summit Sco in Kirghizistan, l’asse tra i Paesi anti-Usa. I media: “Pechino ha garantito che non consentirà a Mosca di usare l’atomica”

epa13184988 Russian President Vladimir Putin answers questions from journalist Pavel Zarubin (not pictured) during an interview at the Kremlin in Moscow, Russia, 22 August 2026. EPA/MIKHAIL METZE / SPUTNIK / KREMLIN POOL MANDATORY CREDIT

Non un blocco monolitico e non ancora un’alleanza modello Nato, ma dieci Paesi membri, tra cui Russia, Cina, India, Iran, Pakistan, oltre alla Bielorussia, che rivendicano il 25% del Pil globale. E due leader, Putin e Xi, che puntano a far cambiare pelle alla «Sco», partecipando alla due giorni di vertice che si apre oggi in Kirghizistan. La guerra americana in Iran sta infatti accelerando un processo finora lento e litigioso; quello strategico fra Stati legati soprattutto da scambi commerciali.

Sulla scia della partnership economica, l’idea che circola è di offrire la prova politica più muscolare degli ultimi mesi: una sorta di «bilancia asiatica» che faccia da contrappeso all’ordine globale guidato dagli Stati Uniti. Queste le premesse del 25° anniversario dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai che nell’ex Repubblica sovietica dell’Asia centrale indipendente dal ’91 vedrà sbarcare nella capitale Bikek i leader aderenti. Ma anche quelli di una dozzina di Stati partner della Sco. Tra questi, il presidente Erdogan che secondo fonti di stampa vedrà Putin domani e offrirà una mediazione turca nel conflitto ucraino.

Vertice dunque sullo sfondo delle crisi in corso, l’Ucraina e Hormuz. Xi è atterrato a Bikek già ieri col suo Air China, in visita di Stato. E a margine del summit avrà un faccia a faccia con Putin. Che incontrerà anche il presidente iraniano Pezeshkian; il quale avrà a sua volta un bilaterale con l’omologo cinese. Emerge anzitutto un asse a tre, rinsaldato. Se già dal 2021 esiste infatti un piano venticinquennale tra Pechino e Teheran, con cui la Cina si impegna a investire 400 miliardi di dollari in cambio di forniture di petrolio, il Dragone continua ad acquistare dagli ayatollah a prezzi bassi sfruttando la chiusura dei mercati occidentali. La Russia ha acquistato armi da Teheran per oltre 4 miliardi di dollari, soprattutto droni kamikaze Shahed precisi quanto basta per permetterle di colpire Kiev. E l’interscambio vede pure la vendita all’Iran di blindati, aerei ed elicotteri. Ma gli incontri di Bikek daranno pure a Putin e Xi l’opportunità di chiarire quanto filtrato dal presidente finlandese Stubb, secondo cui la Cina non permetterà a Mosca di usare armi nucleari: glielo avrebbe assicurato quest’estate il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, mentre in queste ore il deputato russo del partito Rodina Aleksei Zuravlev spiega che Mosca «è costretta» a far ricorso a tale strumento in Ucraina. «Non lo permetteremo mai», avrebbe detto Wang a Stubb. Un ultimatum all’alleato russo che possiede circa 1.816 testate tattiche (dati Sipri). Con Xi, primo faccia a faccia dalla visita di Putin a Pechino che fruttò a maggio accordi e critiche comuni agli Usa. A sei mesi dagli attacchi israelo-americani che non sono riusciti a fiaccare del tutto l’Iran nonostante le ammissioni di Pezeshkian prezzi alle stelle di carne e formaggi e l’invito ad «accettare» gli effetti delle sanzioni l’annuncio di inasprimenti e D-Day economici chiama la risposta dell’«asse»: basato su energia e rotte commerciali, ma sempre più vicino a plasmare una nuova idea di multilateralismo.

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