«Al fronte stiamo resistendo, ma le prove più dure devono ancora arrivare», è l’avvertimento di Robert Brovdi, comandante delle forze di droni ucraine. La battaglia in profondità, ben oltre i confini, a colpi di velivoli senza pilota e missili serve anche ad offuscare la realtà sul terreno nel conteso Donbass. Squadre dei corpi speciali russi in ricognizione sono state avvistate a 5 chilometri da Kramatorsk, una delle ultime roccaforti ucraine, che assieme a Sloviansk forma la linea del Piave per le forze di Kiev.
«La situazione sul terreno è ad alta tensione e il settore sta assumendo caratteristiche sempre più vicine a una vera e propria zona rossa, a causa della crescente intensità degli attacchi con droni, più frequenti e aggressivi, che colpiscono sia aree civili sia infrastrutture e punti strategici per i rifornimenti», spiega il fotografo Riccardo Paris, appena stato a Kramatorsk per documentare l’evacuazione dei civili.
I russi puntano sulla linea del Piave ucraina da più direzioni a cominciare da quella principale di Kostiantynivka, cittadina ormai fantasma. Ad Est hanno aperto un’altra direttrice verso le posizioni di Chasiv Yar, che gli ucraini difendono dopo la caduta di Bakhmut.
A Nord i reparti d’assalto divisi in unità di un pugno di uomini sono arrivati a 7 chilometri da Kramatrosk. Battaglia furiosa anche nella foresta che domina Sloviansk da utilizzare come terreno di lancio privilegiato dei droni. Gli invasori avanzano lentamente, ma non molleranno fino a quando non avranno occupato tutto il Donbass.
Nel carnaio del fronte, tra trincee e droni, si combatte anche la sfida delle «bandiere». Da una parte e dall’altra manipoli, spesso suicidi, piantano lo stendardo su un cumulo di macerie girando un video per rivendicare la conquista di quattro case. Il 12 e 13 agosto l’hanno fatto gli ucraini in quattro villaggi. Il giorno dopo i russi hanno reagito con la loro bandiera facendola sventolare in mezzo alla distruzione, a soli 100 metri da quella ucraina.
