Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:15
In evidenzaAggiornato alle ore 10:15
Guerra

Tavolo tra Usa, Cina e Russia. E l’Europa rimane a guardare

Possibile trilaterale Trump-Xi-Putin a novembre a Shenzhen. Il tycoon spinge, il Cremlino frena: “Scarse relazioni con Washington”. Bruxelles spettatrice. Il cardinale Zuppi a Mosca

US President Donald Trump walks with China's President Xi Jinping after showing him the new helipad on the South Lawn of the White House after their bilateral meeting, in Washington, DC, on September 24, 2026. President Xi is on a State visit to the United States from September 23 to 25. (Photo by Brendan SMIALOWSKI / AFP)

La diplomazia internazionale ha sempre avuto una predilezione per i tavoli apparecchiati mentre fuori piove. Questa volta il tavolo potrebbe essere a Shenzhen, il 18 e 19 novembre, e attorno potrebbero sedersi Putin, Trump e Xi Jinping. Tre modi diversi di intendere l’ordine mondiale e una guerra europea che continua a fare da rumore di fondo. Il portavoce del Cremlino Peskov ha confermato che Putin sarà all’Apec, che incontrerà Xi e che il vertice offre «una buona occasione» perché Putin e Trump si vedano, lasciando aperta anche la formula di un trilaterale. Sarebbe il primo faccia a faccia fra Trump e Putin dal 15 agosto ad Anchorage, ma soprattutto un’immagine difficile da ignorare: Washington, Mosca e Pechino nello stesso fotogramma mentre l’Europa osserva da una distanza geografica che non coincide più con quella strategica. Peskov tuttavia avverte: le relazioni russo-americane «non sono ancora nella migliore forma». Forse perché Trump, come rivela l’ambasciatore Usa a Pechino Perdue, ha proposto a Xi di acquistare armi americane. Sullo sfondo rimane l’Ucraina, con il tycoon che ha ventilato nuove sanzioni contro Mosca e dazi fino al 100% per i Paesi che importano idrocarburi russi. E con Zelensky che continua a chiedere una posizione più incisiva a Cina, India, Brasile e Sudafrica, alleati economici di Putin nel Brics. Sempre sul fronte diplomatico, il cardinale Matteo Zuppi è arrivato ieri a Mosca per una nuova missione di tre giorni, anche con l’obiettivo di favorire un nuovo e significativo scambio di prigionieri.

L’Europa non aspetta il comunicato finale di Shenzhen. Nei Paesi Bassi, il governo invita la popolazione a prepararsi per 72 ore con acqua, cibo, batterie e beni essenziali, mentre l’Aia rafforza le infrastrutture per garantire i servizi anche in caso di blackout, cyberattacchi o altre emergenze. In Lituania è in corso la più grande esercitazione annuale sulla mobilitazione nazionale, con prove di evacuazione e di continuità di sanità, energia, trasporti, comunicazioni e finanza. Vilnius lavora a stretto contatto con la Polonia. Varsavia tra l’altro si è offerta di ospitare un impianto per la produzione di missili Patriot.

Sul campo, la Russia ha lanciato 210 droni soprattutto su Kiev (martellata dagli shahed anche in tarda serata), Odessa, Dnipro, Kharkiv, Sumy e Zaporizhzhia. Gli attacchi hanno causato 19 morti e oltre 60 feriti. Non sono stati risparmiati asili, parchi giochi e orfanotrofi. E Zelensky amaro: «Hanno vinto in crudeltà». A Oleshky, nel Kherson, duemila adulti e 70 bambini senza cibo e cure mediche sono stati salvati grazie all’impiego di droni che hanno consegnato 4mila tonnellate di derrate alimentari. Zelensky afferma che la scorsa settimana le forze ucraine hanno neutralizzato 10.660 militari russi. Il Cremlino nel frattempo ha definito «pericolosa e potenzialmente sconsiderata» un’eventuale fornitura di dati satellitari a Starlink per consentire all’Ucraina di colpire in profondità il territorio russo.