Guerre, depressioni, crolli improvvisi: il rimbalzo arriva veloce (se arriva)

Il virus come i conflitti: se ne esce, a patto che la crisi non duri troppo

Quanto ci metteranno le economie a riprendersi dall'azione del Coronavirus? Se l'è chiesto l'Economist andando a spulciare nella banca dati dell'Università di Groningen, in Olanda, che possiede probabilmente la maggiore raccolta di dati statistici sull'andamento dei diversi sistemi produttivi nella storia. Basandosi sulle esperienze del passato la risposta dipende in prima battuta da un elemento: più a lungo dura lo choc più a lungo è difficile risalire la china. In questo senso la velocità con cui alcuni Paesi sembrano voler lasciarsi alle spalle la prima fase del lockdown fa ben sperare. L'altro fattore fondamentale è l'intensità dello stimolo finanziario iniettato nelle economie al termine della crisi.

Choc come quello provocato dal Covid, per molti Paesi si parla di un calo del Pil intorno al 10%, sono comunque molto rari se si guarda ai sistemi economici più avanzati. Non così per i Paesi in via di sviluppo, soggetti a brusche oscillazioni della congiuntura. Per esempio, in Libia dal 1980 a oggi, ci sono stati 10 anni in cui l'economia è crollata di oltre il 10%. Accanto a precipitose cadute ci sono stati anche voli da lasciare senza fiato: in un'occasione il Pil è cresciuto del 125%. Altro Paese sulle montagne russe è l'Irak. Nel 1991, in occasione della prima guerra del Golfo il pil scese di oltre il 56% per riprendere del 25 e del 48% nel biennio successivo.

Anche per le economie industrializzate crolli così rilevanti dell'economia sono di solito legati a eventi bellici. Dal 1870 a oggi nei 18 maggiori Paesi del mondo si sono verificati 47 casi di cadute superiori al 10%, 42 tra esse sono avvenute tra il 1914 e il 1945. Il caso estremo è la Germania. Dal 1944 al 1946 l'economia tedesca si ridusse del 66%, ma nei 10 anni successivi crebbe in media del 12%. L'economia italiana nel 1949 aveva più che recuperato il terreno perso negli ultimi tre anni di guerra.

In questo caso, avvertono gli studiosi, ci sono due elementi diversi dal solito. Il crollo avviene in un contesto di globalizzazione avanzata in cui pesano molto le interdipendenze economiche e la continuità delle catene produttive. Per questo un fattore negativo potrebbe essere rappresentato dall'emergere di focolai a macchia di leopardo in momenti diversi e in diversi Paesi.

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