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Innovazione

Tumore al pancreas, una nuova speranza: il test che lo prevede

Un esame del sangue con l’intelligenza artificiale capta la malattia prima che insorga la neoplasia più letale e difficile da curare

Tumore al pancreas, risultati promettenti per vaccino a mRna personalizzato

Secondo le stime di crescita, il cancro del pancreas, il tumore con il più basso tasso di sopravvivenza tra tutte le neoplasie, nel 2030 diventerà la seconda causa di morte in Europa. Questo tipo di tumore, fino a 30 anni fa considerato una patologia rara, oggi risulta in grande aumento nel nostro Paese, e resta il più difficile da intercettare e diagnosticare precocemente, a causa della assenza dei sintomi, o della loro aspecifità nella fase di esordio, oltre alla difficoltà e spesso impossibilità, di scovare la presenza della neoplasia con i semplici esami di routine. Quando infatti si manifestano i sintomi specifici come l’ittero, il prurito, il dolore alla parte alta dell’addome o alla schiena, il cancro è già diffuso ed infiltrato nel pancreas e spesso ha già prodotto metastasi a distanza, cosa che condanna rapidamente il paziente a una prognosi infausta. La buona notizia è che un gruppo internazionale di ricercatori scientifici ha messo a punto un test del sangue in grado di riconoscere l’88% dei carcinomi pancreatici ancora in fase precoce, molto piccoli e addirittura in fase pre-cancerosa, quindi con altissime probabilità di essere rimossi ed eliminati con un intervento chirurgico. Con questo nuovo esame non si cerca quindi un nodulo, una cisti o una massa come farebbe qualunque tecnica di imaging, ma tracce microscopiche nel sangue, segnali premonitori rilasciati dalla neoplasia che sta per insorgere, che è ancora in ombra o è appena nata, e il test è risultato in grado di rivelare quelle proteine anomale e caratteristiche provenienti dal pancreas malato, senza confonderle con quelle derivanti da altre cellule o altre malattie.

Questa biopsia liquida, denominata PANXEON, il cui studio è stato pubblicato su Nature Medicine, è stata testata negli Usa, in Europa e in Asia su oltre 2mila pazienti, e in 9 casi su 10 è stata in grado di rivelare sia il tumore iniziale del pancreas allo stadio 1, ma anche la condizione pre-cancerosa e la displasia di alto grado, ovvero quelle fasi infiammatorie e degenerative considerate pre tumorali perché precedono la comparsa della neoplasia conclamata. Il Test in pratica ricerca nel sangue tre marcatori specifici del pancreas, ovvero il microRna circolante, il microRna esosomiale e la classica proteina cancerosa CA19-9, e il dosaggio e la misurazione di questi tre biomarcatori vengono valutati dall’intelligenza artificiale in un unico punteggio, che stima il rischio del paziente di avere o no il cancro, di ammalarsi in futuro, o confermare che la malattia è già in atto però di un cancro neonato, quindi facilmente curabile, operabile e guaribile. Il test punta proprio su questa finestra temporale per intercettare la neoplasia prima ancora che sia visibile alle indagini strumentali e molto prima dei sintomi, quando sono possibili diverse opzioni terapeutiche ed è possibile monitorare e seguire nel tempo una cisti pancreatica benigna che a lungo termine potrebbe virare verso la malignità.

Questo esame è uscito dalla fase sperimentale e applicato soprattutto alle persone che presentano un rischio maggiore, come storia familiare o predisposizione, chi soffre di pancreatite acuta e cronica e anche per i pazienti già operati di lesioni maligne per sorvegliare la comparsa delle temute recidive. Lo screening per il tumore del pancreas dovrebbe iniziare a 50 anni, o 10 anni prima se c’è stato in precedenza un caso in famiglia, e dovrebbero sottoporsi ad un esame precoce i pazienti affetti da sindrome di Peutz-Jeghers, caratterizzata da presenza di polipi a livello gastrointestinale e lesioni cutanee, i soggetti con un parente di primo grado affetto dalla sindrome di Lynch, la causa più comune di tumore al colon ereditario, e i portatori di una variante patologica dei geni CDKN2A, BRCA1, BRCA2, PALB2 e ATM, il cui riscontro é spesso associato all’aumento rischio di sviluppare il tumore del pancreas. In Italia non è ancora possibile utilizzarlo come strumento di screening generalizzato. Da noi si stimano circa 15 mila nuovi casi ogni anno di tumore del pancreas, distribuiti in modo quasi equo tra uomini e donne, soltanto l’11% dei pazienti, cioè uno su dieci sopravvive cinque anni e oltre il 90% dei casi viene diagnosticato quando la malattia è già in fase avanzata. Intercettare la malattia nelle fasi iniziali è la grande sfida della ricerca scientifica, il primo passo davvero importante per cambiare la storia naturale del tumore del pancreas.