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Arriva lo sciopero etnico dei bengalesi

“Pronti a bloccare tutto se non si costruisce la moschea”. Il sindaco Venturini: “Non possono pretendere. Abbassino i toni”

"Il Pd prenda le distanze dal fan islamico col mitra"

La comunità bengalese di Venezia vuole paralizzare la città in segno di protesta. Si tratta di un gruppo che ha un peso elevato, perché è la prima comunità musulmana della città che ha tentato, fallendo, di incidere alle amministrative di quest’anno. Erano ben sette i candidati in lista, che la sinistra aveva inglobato nella speranza di portare a casa nuovi elettori. Perché, si sa, se qualcuno ha deciso di abbandonare il woke è perché l’islamismo paga il doppio alle urne. Ora quella stessa comunità vuole una moschea faraonica in Via della Giustizia a Mestre. E la pretende al grido di «blocchiamo la città», come riporta il Gazzettino. Un no secco quello del sindaco Simone Venturini che, contattato da Il Giornale, esclude che il progetto possa vedere la luce: «Hanno provato ad alzare un po’ i toni perché si aspettavano una reazione entusiastica da parte della collettività. Ma non è certo alzando i toni che la posizione del Comune cambia, anzi, si rischia di allontanare ancora di più le sponde del dialogo», spiega. Poi analizza i motivi del diniego: «Li invito a intraprendere un percorso di vera integrazione, che non passa certo dall’esigere e pretendere. Ci sono una serie di punti che devono rispettare, tra cui l’abbandono dei rifiuti intorno alle isole ecologiche dei quartieri a maggioranza bengalese, il modo in cui tengono e gestiscono i loro negozi, in cui il rispetto della normativa igienico sanitaria è praticamente assente. Poi il tema delle donne, l’apprendimento della lingua italiana, l’uso del velo integrale che vedo con i miei occhi. Sono da un punto di vista teorico concorde con la libertà di culto, ma ciò deve avvenire in un quadro normativo ben definito e oggi quell’area ha altre destinazioni urbanistiche».

Poi Venturini sottolinea il tema della rappresentanza, manca un volto univoco che faccia da raccordo: «Ci sono vari presunti rappresentanti e alcuni si sono candidati senza risultati alle ultime elezioni. La nostra città ha bisogno di tutto tranne che di una moschea faraonica e la comunità bengalese è quella che sta generando la maggior parte dei problemi». Mentre loro indicono uno sciopero nel caso in cui il sindaco non faccia un dietrofront, è importante constatare come si tratti di una comunità il cui peso è tutto fuorché ininfluente: nel Comune di Venezia supera le 20mila persone, considerando anche chi ha acquisito la cittadinanza italiana e i domiciliati. Un forte bacino su cui la sinistra continua a puntare per rafforzare il proprio radicamento sul territorio.

Di questo ne sono ben consapevoli, tanto che lanciano il guanto di sfida: «Basta, siamo stanchi di essere presi in giro. Se non ci consentiranno di costruire la nostra moschea, siamo pronti a scendere in piazza. Se scioperiamo noi e bengalesi a Venezia, Mestre e Marghera si ferma la Fincantieri e tutto il turismo tra cucine, ristoranti e alberghi. Volete vedere?». Ma sembra che siano destinati a perdere.

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