Dalla resistenza alla diserzione. Non poteva passare inosservato il proclama di Virginia Libero alla Festa dell’Unità nazionale di Reggio Emilia. «Non saremo i soldati delle vostre guerre», «noi organizzeremo i disertori» ha urlato domenica la leader dei Giovani Democratici, proprio mentre il Pd discute al suo interno sul riarmo dell’Europa e subisce l’offensiva di Giuseppe Conte sul tema insidioso sugli aiuti militari all’Ucraina.
Il comizio pacifista della giovane segretaria ha riscosso ovviamente gli scroscianti applausi dei militanti della festa - e anche il generale apprezzamento della segretaria, Elly Schlein - ma ha pure spaccato il partito, suscitando reazioni critiche dell’area riformista e indignate di diversi «padri nobili» dem.
La Libero ha poi provato a precisare, ma è subito saltata all’occhio, quella clamorosa contraddizione tra il suo esaltato invito alla diserzione e decenni di retorica resistenziale. Su questa incoerenza l’ha subito inchiodata l’eurodeputato Giorgio Gori: «Organizzeremo i disertori scandisce la segretaria del Giovani Democratici - ha notato - Non è quello che fecero i giovani che scelsero di partecipare alla Resistenza, o i giovani americani che vennero qui a combattere (e molti a morire) per liberarci dai nazifascisti - e che ogni 25 aprile giustamente celebriamo». «Non è quello che ci chiede la Costituzione - ha aggiunto - che all’articolo 52 recita: La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino».
Ma l’esibizione di pacifismo oltranzista ha molto contrariato pure Franco Bassanini, che dall’alto del suo magistero anche giuridico (professore di diritto costituzionale, è stato più volte ministro) ha posto una domanda secca: «Può fare la segretaria nazionale dei Giovani Democratici una ragazza che propone a questo movimento un obiettivo chiaramente incostituzionale?» ha chiesto Bassanini ricordando che anche l’articolo 11 «non vieta la difesa del nostro Paese e della sua libertà e indipendenza e neppure il sostegno ai popoli che combattono per la loro libertà e indipendenza». «Parole chiare di una Costituzione nata dalla Resistenza, cioè da una guerra di popolo per la democrazia, la libertà e l’indipendenza del nostro paese» ha concluso. Critico anche Arturo Parisi.
Dalla parte della Libero, invece, la sinistra del partito. «Ci tengo a mettere a verbale che ero a Reggio Emilia e ho ascoltato lì il suo tanto criticato intervento - ha scritto Matteo Orfini - e ho assai applaudito». Applausi anche da Arturo Scotto. Estasiata Laura Boldrini: «Il discorso di Virginia è stato chiaro, radicale e inequivocabile - ha dichiarato - Ha dato voce a generazioni di giovani che ripudiano la guerra e sono disposti a battersi per la pace». Ora non sappiamo se qualcuno proporrà di cambiare il testo di «Bella ciao», ma di sicuro Conte intanto gongola.
