Quello dei centri storici è un problema annoso: da troppo tempo, ormai, le zone centrali delle città, da nord a sud, sono state quasi monopolizzate da negozi che non hanno alcun legame con la storia e la tradizione locale. In alcune località questo fenomeno più presente che in altre ma è una problematica comune, che ha avuto una veloce crescita negli ultimi anni. L’espansione seriale di rivendite di fast food etnico come i negozi di kebab e la presenza capillare di bazar dedicati alla vendita di souvenir dozzinali, tra cui le note calamite di plastica prodotte in serie, contribuisce a un fenomeno di omologazione culturale che impoverisce il tessuto urbano.
La presenza invasiva di queste vetrine tende a snaturare l’estetica delle vie storiche, sostituendo l’unicità dell’artigianato locale e delle botteghe tradizionali con un’offerta turistica di serie priva di qualsiasi radicamento storico. Ed è questo il punto sollevato nell’Aula del Consiglio regionale della Campania da Gennaro Sangiuliano, a capo dell’opposizione, che, insieme ai capigruppo del centrodestra Massimo Pelliccia, Raffaele Maria Pisacane e Sebastiano Odierna, ha illustrato i termini della proposta intitolata “Misure per la tutela dell’identità dei centri storici e delle tradizioni dell’artigianato e del commercio locale”.
“I centri storici dei comuni della Campania sono stati violentati dall’apertura numericamente spropositata e oscura di orrendi negozi che vendono calamite e kebab. Si tratta di attività che offendono le nostre identità e le tradizioni dell’artigianato e del commercio locale frutto di esperienze secolari. La proposta di legge regionale che abbiamo presentato oggi mira a impedire l’apertura di tali esercizi nei centri storici della Campania”, ha dichiarato Sangiuliano. “L’identità e il patrimonio storico sono anche e soprattutto nei luoghi, nelle città, nei borghi e nei centri storici, negli edifici e nelle piazze, le pietre parlano e raccontano la storia di una comunità”, si legge nella nota congiunta delle opposizioni, che sottolineano come “in questo senso, la tutela dei centri storici della nostra regione costituisce la salvaguardia di un bene comune cui è legata la nostra radice collettiva, la memoria delle comunità. La tutela di questo bene si concretizza spesso nella salvaguardia del contesto storico di una strada, di una piazza, di un centro, di edifici caratterizzanti, nel coordinamento dei piani colore”.
La tutela “dei nostri centri storici affonda le radici nell’art. 9 della Costituzione, nel Codice dei Beni Culturali e soprattutto nell’azione dei comuni che dovrebbero disciplinare gli ambiti con i piani urbanistici comunali e i vincoli paesaggistici mirati (D.Lgs. 42/2004), che dovrebbero regolare l’apertura di nuove attività commerciali. Il centro storico è un bene paesaggistico a valenza culturale, dove convergono una pluralità di interessi meritevoli di tutela, la giurisprudenza è giunta a definire la categoria dei beni culturali urbanistici”, concludono.
