«A Bologna un referendum suicida e ideologico»

A due giorni dal referendum che, domenica, chiederà ai bolognesi di esprimersi sul mantenimento dei finanziamenti pubblici alle scuole per l'infanzia è lotta fra laici e cattolici. Sinistra e «sinistra-sinistra» danno spettacolo con continui battibecchi. Il quesito recita: «Quale, fra le seguenti proposte di utilizzo delle risorse finanziarie comunali, che vengono erogate secondo il vigente sistema delle convenzioni con le scuole di infanzia paritaria a gestione privata, ritieni più idonea per assicurare il diritto all'istruzione delle bambine e dei bambini che domandano di accedere alla scuola dell'infanzia?». La risposta A chiede di «utilizzarle per le scuole comunali e statali». Il fronte del B propone di «utilizzarle per le scuole paritarie private». Roberto Gontero, presidente di Agesc, (Associazione Genitori Scuole Cattoliche) è infuriato.
Gontero, perché è arrabbiato?
«Questo referendum è suicida e ideologico. Una guerra partitica e sindacale interna alla estrema sinistra e alla sinistra di Bologna e al Movimento Cinque Stelle. Una guerra che miete vittime innocenti e gioca sulla pelle dei bambini. Per difendere le loro rendite politiche e partitiche calpestano i diritti dei bambini e delle loro famiglie, discriminando chi sceglie la scuola paritaria. Siamo esterrefatti».
Il quesito le è chiaro?
«Per niente. Mette in alternativa una cosa che alternativa non è. Non sanno nemmeno che la scuola pubblica comprende sia le scuole statali che paritarie. Il quesito è un falso in atto pubblico. Un referendum fatto per limitare alle famiglie l'accesso nelle scuole paritarie. È antidemocratico».
I promotori del referendum sostengono che il Comune butta via soldi dando alle scuole paritarie un milione di euro all'anno.
«Semmai le scuole paritarie fanno risparmiare soldi al Comune di Bologna: 6 milioni all'anno».
Come?
«Il Comune dà 600 euro ad ogni bambino delle scuole paritarie. Lo stesso bambino nella scuola statale costa 6.900 euro».
I promotori del referendum ce l'hanno con l'assegno che il Comune versa alle 29 materne convenzionate, di cui 26 d'ispirazione cattolica.
«È questo il punto. È tutta una montatura contro le scuole cattoliche. Un modo offensivo di trattare i genitori che scelgono liberamente di andare in scuole cattoliche. Quella dei promotori del referendum è solo un'ignoranza ideologica e anticlericale. Pensano solo a chi eroga il servizio e non alla qualità dello stesso».
Che accadrebbe se vincessero i pro referendari?
«Il bilancio del Comune di Bologna sarebbe messo in ginocchio».
Non solo la sinistra è spaccata ma anche i grillini...
«Basti pensare che a Parma, il sindaco Pizzarotti ha rinnovato la convenzione con le scuole paritarie, mentre a Bologna, stessa regione, i grillini promuovono un referendum per tagliare i fondi».
Dalla vostra parte si sono schierati Delrio, Lupi, Casini e anche il sindaco Merola e Prodi...
«Perché è una battaglia di buon senso contro il nichilismo. Noi pensiamo al bene pubblico che è la scuola; l'altra parte, invece, alla rendita politica delle tessere sindacali di chi mira a creare la scuola unica di Stato. Nemmeno a Cuba o nella Corea del Nord».
Perché è scoppiato proprio a Bologna questo bubbone?
«Perché Bologna è l'esempio emblematico di un sistema pluralistico da più di vent'anni. Qui la battaglia ha maggiore risonanza. Se si spacca il fronte a Bologna ci saranno ripercussioni politiche a livello nazionale».

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