Non una semplice commemorazione formale, ma un vero e proprio affresco corale sulla storia della Seconda Repubblica. Nella Sala della Regina di Montecitorio, la figura di Umberto Bossi è tornata a vivere attraverso le parole di chi con lui ha condiviso battaglie, alleanze e contrapposizioni. L’occasione è la presentazione del volume «Umberto Bossi - Discorsi politici e parlamentari», un’iniziativa promossa dal Presidente della Camera Lorenzo Fontana.
Moderato da Bruno Vespa, l’incontro vede susseguirsi gli interventi di Giancarlo Giorgetti, Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini e Giulio Tremonti. Un punto d’incontro trasversale unisce le testimonianze: la straordinaria capacità di Bossi di inventare una liturgia e un linguaggio politico dal nulla, dando una «coscienza» e un’anima al Nord Italia. Un leader carismatico capace di trasformare il malcontento popolare in movimento di massa.
Non mancano gli aneddoti. Casini ricorda quando alla vigilia della storica visita di Giovanni Paolo II in Parlamento il Senatùr minacciò di presentarsi vestito tutto di verde. Alla prova dei fatti si presentò «in modo impeccabile, istituzionale ed elegante», ma al momento dei saluti non seppe resistere alla tentazione scenica: «Santità, qui per fortuna che ci siamo noi due, gli unici stranieri, lei polacco, io padano». Papa Wojtyla sorrise e gli accarezzò affabilmente il viso. «Bossi era contento e io sollevato perché poteva andar peggio». A tracciare il profilo intimo e pragmatico del fondatore è Giorgetti. «Tutto quello che so della politica me l’ha insegnato Umberto con i fatti. Girava i paesi in auto, parlava davanti a tre-quattro persone. Non leggeva mai i giornali, diceva che a leggerne troppi si finisce per pensare come loro. E alle tre di notte parlava con i camionisti: per lui valeva molto più di un sondaggio». Dello stesso tenore il ricordo personale di Lorenzo Fontana, che ha paragonato Bossi a «uno di famiglia, un secondo padre che ci ha regalato un sogno». Fontana ha strappato un sorriso al pubblico condividendo una coincidenza personale: l’incontro con la moglie napoletana avvenuto un 19 settembre, giorno del compleanno di Bossi ma anche di San Gennaro, «un connubio propizio per la vita». Fini si sofferma sui retroscena del rapporto tra Lega e Alleanza Nazionale e sulle dinamiche della legge Bossi-Fini, ricordando come quell’impianto permise la più grande emersione dal lavoro nero (634 mila lavoratori regolarizzati). Fini ha rimarcato la capacità del leader leghista di creare un mito e una liturgia politica unici. Tremonti, dal canto suo, cita il «dolce colpo di Stato del 2011» ricordando il profondo legame affettivo con Bossi che lo portò a dedicargli il Va’ Pensiero sul Corriere della Sera nel giorno della sua scomparsa.
Un ritratto sfaccettato: l’uomo della canottiera ad Arcore, il contestatore in Aula durante Tangentopoli, ma anche il «sincero democratico» riconosciuto da Sergio Mattarella, capace di riscrivere per sempre il lessico della politica.
