«Calabresi, lei si è autocandidato a sindaco ma la Schlein è fredda». «Guardi, non voglio dire niente Capisco la domanda ma prima non ho parlato coi suoi colleghi, mi sembra scorretto». «D’accordo, ma vuole essere il candidato unico o accetta le primarie contro Majorino?». «Sono aperto a qualsiasi opzione».
Dopo cinque minuti Mario Calabresi guadagna il palco e inizia a presentare il suo libro «Le voci degli altri» (Mondadori), la scusa per inaugurare la campagna elettorale. Dallo stesso palco, quello del teatro Parenti di Milano, tre anni fa Patrick Zaki ha ringraziato il dem Pierfrancesco Majorino per la scarcerazione in Egitto e il ritorno in Italia.
Capiamo con colpevole ritardo perché Zaki non abbia mai ringraziato Meloni né Tajani. Ieri sera Calabresi, ex direttore di Repubblica, ha lanciato la sfida interna al rivale del Pd che dopo la batosta contro il leghista Fontana fa il consigliere regionale. Majorino, del quale si ricorda almeno una cosa, l’aver detto che «la Lombardia non è la Calabria», è sostenuto da Elly con la quale s’è dimenato sul carro del gay pride ma è inviso all’ala riformista, che preferisce Calabresi. Il quale a parte gli attacchi dei vecchi arnesi della sinistra al padre il commissario Luigi quando dirigeva Repubblica è stato attaccato da una parte del Pd e dai 5Stelle per la linea «troppo morbida».
La sinistra deve scegliere l’alfiere. Poi le amministrative in primavera. Il responsabile della (dis)organizzazione dem, Igor Taruffi detto Tarufenko, fa ciò che può. Se il centrodestra non riuscirà almeno a giocarsela fino in fondo, anche dopo i disastri di Sala, è meglio che la prossima volta si affidi all’intelligenza artificiale. Le «voci degli altri» partono casualmente dalla scuola di Milano col più alto numero di stranieri: «La Meloni mi ha dato una mano a promuovere questo libro». Le storie proseguono con i «200 abitanti di Gorino ingannati da un politico locale che poi ha fatto carriera». A Gorino nel 2016, anno record di sbarchi clandestini, furono trasferiti una ventina di migranti, le famiglie fecero le barricate ma ovviamente sbagliarono. Calabresi parla di sicurezza, senza accennare ai maranza e ai delinquenti di ogni risma tollerati dalla sinistra: «Non bisogna militarizzare gli spazi». Poi critica la leghista Silvia Sardone, possibile sfidante (è in lizza col forzista Matteo Perego di Cremnago).
Il Giornale ha parlato anche col deputato Luigi Marattin, capo del Partito Liberal-democratico. Ha riservato una sala adiacente per parlare di programmi: «Lo so che non è sexy». «Appoggerà Calabresi?». «Sosteniamo Antonio Civita». «Ma se domani il candidato sarà Calabresi?». Marattin non risponde. Fa una smorfia che di certo ci sbagliamo somiglia a un sì.
