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Cardiologa assolta: “Report mi umiliò senza mai rettificare”

Maria Grazia Modena “trattata come una criminale, la mia vita devastata”. Prosciolta: solo due righe sul sito

Vittima La professoressa Maria Grazia Modena

«Ranucci mi sussurrò di avere elementi schiaccianti a mio favore, proponendomi un’intervista per una trasmissione di Report per dimostrare che la mia vicenda era tutta una montatura ai miei danni». Maria Grazia Modena, primario di Cardiologia, non fece l’intervista a Report: ma si fidò, fece incontrare Sigfrido Ranucci con i suoi avvocati, mise a disposizione prove e documenti. Risultato: Report la fece a pezzi, «la mia immagine pubblica ne uscì devastata». Dall’inchiesta «Camici sporchi» per cui era stata arrestata (con l’ausilio di elicotteri) con l’accusa di avere sperimentato su centinaia di pazienti dispositivi medici scadenti è stata assolta sei anni dopo l’arresto, e tre anni dopo la puntata in cui Report annunciava «i filmati in esclusiva delle sperimentazioni clandestine effettuate nel reparto di emodinamica del Policlinico di Modena». La professoressa Modena chiese a Report di dare la notizia della sua innocenza: Ranucci se la cavò con due righe sul sito web.

Prima pagina per le accuse, un trafiletto per le assoluzioni: questo è l’andazzo, si dirà, e non solo di Report. A fare effetto è soprattutto la prima parte del racconto della Modena, oggi consigliere comunale per una lista civica: il corteggiamento di Ranucci, le promesse fasulle. «Ero appena stata condannata in primo grado, lui mi aspettò fuori dal tribunale. Me lo ricordo grosso, sgradevole mi parlò all’orecchio, mi disse bisogna che ci sentiamo, io so la verità, hanno montato tutto contro di lei perché ha generato invidia. Da lì cominciarono le telefonate continue, il suo obiettivo era farsi rilasciare da me un’intervista, mio marito mi diceva sei scema, non ti fidare, ma io mi sono illusa anche perché era un periodo pazzesco, per strada la gente mi guardava come una strega. Ranucci mi chiamava dandomi del tu, sono stati due dei tuoi ex assistenti, mi hanno chiamato a Modena e mi hanno portato a cena, mi hanno parlato contro di te. Mi fece anche i nomi dei due, gli stessi che avevano parlato con i pm, ma io ho capito che tu non hai fatto niente di male, se ti fai intervistare spieghiamo tutto. Se non ci fossero stati i miei avvocati a impedirmelo ci sarei andata». E forse sarebbe finita come in altri casi, con l’intervista tagliata e cucita per trasformare la sua autodifesa in una confessione: o giù di lì. «Lo mandai dagli avvocati, lui vide le carte e disse: Qua c’è la prova che la procura di Modena con te ha sballato tutto, le sperimentazioni erano tutte legittime. Poi andò in onda la puntata. E rimasi di sasso. Ero diventata una criminale». Scrive ieri sui social la professoressa Modena: «Io la fiducia nella credibilità di Sigfrido Ranucci l’ho persa undici anni fa».

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