Sull’Ucraina il campo largo resta diviso. Elly Schlein prova a tenere insieme il centrosinistra, ma sul sostegno militare a Kiev la distanza con Giuseppe Conte e il Movimento 5 Stelle continua a pesare. E la segretaria del Pd, ospite del festival di Open, non lo nasconde: tra dem e pentastellati il punto di caduta ancora non c’è.
“Noi del Pd abbiamo sempre sostenuto la difesa di un popolo da un’invasione criminale, quello che pretendiamo dall’Unione europea è che ci sia una voce negoziale. Chiediamo che ci sia una voce sola in Europa, l’Europa faccia uno sforzo diplomatico per portare Putin” a sedersi al tavolo negoziale per “una pace giusta”.
La linea del Nazareno, dunque, resta quella del sostegno all’Ucraina. Ma la Schlein chiede contemporaneamente che l’Unione Europea recuperi un ruolo politico e diplomatico nella ricerca di una soluzione al conflitto. La leader dem insiste sulla necessità che sia Bruxelles a muoversi, anziché lasciare l’iniziativa a Donald Trump, “uno che ha avviato 7 conflitti da quando è presidente e al quale Meloni voleva dare il Nobel della pace”.
“Io mi chiedo dov’è l’Europa? Facciamo sforzo per voce sola superando unanimità”. È proprio sulla richiesta di un’iniziativa diplomatica europea che la Schlein individua il terreno comune con il Movimento 5 Stelle. “Su questo siamo d’accordo” con il M5s, la sua sottolineatura. Poi, però, arriva il punto che divide. E la segretaria del Pd lo mette nero su bianco: “Non siamo d’accordo sul fatto che noi intendiamo, fino a che non c’è un negoziato, sostenere il Paese che ha subito l’invasione criminale, e in cui oggi sono morti altri quattro civili sotto i missili russi”.
Una distanza politica tutt’altro che marginale, soprattutto mentre il centrosinistra prova a costruire una piattaforma comune in vista delle prossime sfide. La Schlein, però, esclude che la questione possa trasformarsi in una nuova rottura come quella vissuta nel 2022. E annuncia che la mediazione con Conte andrà avanti fino alla ricerca di un punto d’intesa. “Su questo possiamo discutere e discuteremo finchè non troviamo un compromesso come abbiamo sempre fatto, perchè non faremo più come nel 2022 di dividerci facendo vincere la destra, lo dobbiamo ai nostri elettori”, la sua analisi.
È dentro questa cornice che va letta anche la linea della segretaria dem sulla futura coalizione. Prima bisognerà sciogliere i nodi politici, poi arriverà il momento di discutere candidature e leadership. “Prima il programma, è quello che ci chiede la nostra gente che vuole capire di quale progetto siano coprotagonisti, poi i nomi, poi la guida”.
Il problema, per il campo largo, è che proprio sul programma restano ancora dossier sui quali le posizioni sono distanti. E l’Ucraina, ancora una volta, è quello che mette maggiormente alla prova il tentativo di tenere insieme Pd e Movimento 5 Stelle.
