Enrico Trantino, sindaco di Catania, finisce nel mirino dei social dopo aver baciato il teschio di Sant’Agata, la patrona della città che ieri è stata portata in processione per celebrare il nono centenario del ritorno da Bisanzio delle reliquie.
Trantino ha postato la foto sul suo profilo Facebook, raccontando nel dettaglio cosa aveva provato in quel momento, prima che nei commenti partisse lo shitstorm. “Poi accade che il nostro Arcivescovo, prima che il cranio di Agata fosse riposto nel busto, da cui non era stato più rimosso negli ultimi sessant’anni, me lo porge perché lo baciassi”, scrive il sindaco di Catania. Che, poi, aggiunge: “Capisci che lì non sei solo un uomo; ma ciascuno dei cittadini che rappresenti. E ti senti schiacciato dal peso del ruolo, dal timore che stai usurpando il desiderio di tutti, di avere il contatto più ravvicinato che si possa desiderare con Agata”. Trantino, infine, concludde: “L’emozione ti afferra, e vorresti trasferirla a ciascun concittadino. Non so se basta una foto. Ma lì non ero solo io”. Da lì in poi arriva la tempesta social con i cittadini che lo accusano di “profanazione”, di un’azione “fuori luogo e blasfema” o di un gesto “altamente irrispettoso verso La Santa”. L’’Unione degli agnostici atei e razionalisti di Catania, che definisce il bacio “una cessione vergognosa alla superstizione necrofila e ai riti tribali”.
Trantino, sentito da La Sicilia, spiega:”Era un gesto di devozione, non solo mio personale, ma in rappresentanza di tutti i catanesi. E lo rifarei mille volte”. Il sindaco, poi, sottolinea che il bacio è scattato quasi naturale “in un momento di grande coinvolgimento al termine di una lunga marcia dietro le reliquie della nostra Santa. Chissà quando potremo rivederle”. Trantino, dopo aver ribadito che il bacio è stato dato prima anche da cardinali e vescovi come il segretario di Stato Pietro Parolin o Giuseppe Baturi, segretario nazionale della Cei, definisce le critiche “surreali, degradanti, strumentali” con dentro “retaggi di quella cultura woke che vede spesso violenze presunte”. E aggiunge: “Mi ha raggelato, nonostante le temperature estive, leggere che quel bacio sia stato interpretato come ‘violare una vergine’. Invece sarebbe più da leggere come quello dato «da un figlio a un genitore”. Trantino, infine, conclude: “Io non vorrei essere ricordato come il sindaco del bacio a Sant’Agata, ma come quello che, nella fase più alta della sua carriera professionale da avvocato, ha deciso di mettersi a disposizione della città. Vorrei che mi ricordassero come il sindaco che ha fatto prendere consapevolezza alla città che i problemi si risolvono lavorando tutti insieme”.
Una tempesta social che induce il presidente del Senato, Ignazio La Russa, a schierarsi a difendere il primo cittadino: “Incredibile! Il sindaco di Catania, Enrico Trantino, compie un atto di sincera devozione verso Sant’Agata, adorata dai catanesi che le dedicano a febbraio una delle più importanti celebrazioni religiose del mondo, e viene attaccato sui social dagli immancabili stupidi odiatori e non solo. A lui va la mia piena vicinanza e solidarietà, insieme al plauso che migliaia e migliaia di ‘devoti’ gli stanno tributando”.
