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Fiano pronto a lasciare il Pd: “A Birkenau ho saputo del no al ddl Antisemitismo”

Il presidente di Sinistra per Isralele: “C’è l’anima di una scelta politica collettiva e, per me, anche il futuro di una sinistra moderna, capace di contrapporre all’avanzata dei nazionalismi con la testa rivolta all’indietro qualcosa di diverso da una sinistra che ripercorre i linguaggi di decenni fa”

Emanuele Fiano
Emanuele Fiano incontra la stampa a margine del convegno organizzato, al memoriale della Shoa, da Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori (OSCAD) della Direzione Centrale per la Polizia Criminale su "Le vittime dell'odio" . Milano 28 Aprile 2026 ANSA / MATTEO BAZZI

Emanuele Fiano è pronto a lasciare il Partito Democratico. Non subito, ma se l’8 ottobre - quando alla Camera arriverà il voto definitivo sul ddl contro l’antisemitismo - i dem confermeranno il loro no. “È il mio orientamento. Ho ragionato e sofferto: non è un atto d’impeto. È una constatazione intellettuale, politica ed emotiva. Lo farei a cuor pesante”, spiega l’ex deputato dem in un’intervista al Corriere della Sera.

Una frattura profonda, soprattutto per Fiano, presidente di Sinistra per Israele e figlio di Nedo Fiano, sopravvissuto ad Auschwitz. Tanto che il momento in cui ha appreso la decisione del suo partito assume un peso particolare. “Ero in visita a Birkenau”, racconta. Fiano si trovava davanti alle rovine del forno crematorio numero 4 quando il cellulare ha squillato: “Il Pd aveva appena concluso la sua riunione del gruppo alla Camera, decidendo di votare no. Sono rimasto annichilito”.

Da allora, con Elly Schlein, nessun confronto. “Non ci siamo cercati”, taglia corto. E proprio alla segretaria Fiano rivolge uno dei passaggi politicamente più delicati dell’intervista. Nel 2017 la Schlein chiedeva infatti l’applicazione della definizione di antisemitismo elaborata dall’International Holocaust Remembrance Alliance. Oggi la posizione è diversa. “Non vedo quali cambiamenti possano esserci stati”, osserva l’ex parlamentare, ricordando che già allora non mancavano ragioni per criticare duramente le politiche dei governi israeliani.

Perché dunque questo cambio di linea? Fiano non si spinge a fornire una spiegazione: “Va chiesto a lei, non a me. A me interessano gli effetti delle scelte politiche”. E quando gli viene domandato se dietro la posizione del Pd possa esserci anche la volontà di non aprire un nuovo fronte con Avs e Movimento 5 Stelle dentro il campo largo, la risposta è ancora più secca: “Spero per lei che non sia questa la risposta”.

Il punto, per Fiano, va però oltre il suo futuro personale nel partito. La questione dell’antisemitismo, sostiene, “non riguarda solo gli ebrei” ma investe valori che considera fondativi dell’Europa e della tutela delle minoranze. E respinge anche le obiezioni tecniche al testo, giudicandole “giuridicamente e tecnicamente inconsistenti”. Nel Pd qualcuno prova intanto a trattenerlo. Lorenzo Guerini gli ha chiesto pubblicamente di restare. Fiano non chiude completamente la porta: “Vedremo. Ho un affetto fortissimo per centinaia di persone nel Pd, e qualsiasi cosa succeda quell’affetto resterà”.

Ma il bivio politico resta. E la data è già segnata sul calendario: 8 ottobre. Se il Pd confermerà il voto contrario, l’addio potrebbe diventare realtà. Senza, però, uno spostamento dall’altra parte dello schieramento. Alla domanda su dove possa collocarsi una sinistra riformista, sionista e insieme critica nei confronti delle politiche di Netanyahu, Fiano non ha dubbi: “Sicuramente nel centrosinistra, mai fuori da questo recinto”.